MONT’ALBANO – VINI BIOLOGICI FRIULANI DAL 1985

MONT’ALBANO – VINI BIOLOGICI FRIULANI  DAL 1985

“Terra per produrre e tempo per preparare” è la filosofia della Mont’Albano.

Oggi vi presentiamo la catina Mont’Albano, con cui questa sera (15/09/2018) abbiamo organizzato una splendida degustazione. Vogliamo mostrarvi chi sono e cosa fanno. Allora ecco tutta la loro storia (ecco il link dell’evento: https://www.winebo.it/event/degustazione-il-refosco-e-i-vini-biologoco-e-zero-solfiti/  )

La filosofia della Cantina Mont’Albano

Fare quello in cui si crede, diffondere la sostenibilità della viticoltura biologica, rendere questo tipo di agricoltura un’innovazione che unisce le tecnologie di oggi all’esperienza del viticoltore. Mont’Albano pratica un’agricoltura che vuole mantenere la terra, usare prodotti naturali e non chimici, preservare il gusto e la tipicità del prodotto.

La salute nel bicchiere viene garantita dalla tracciabilità di filiera, dalla mancanza di residui  chimici, in quanto banditi in questo tipo di viticoltura.
Facciamo la nostra parte per promuovere il territorio coltivando uve dalle caratteristiche organolettiche eccellenti, proteggendo la tipicità varietale che determina il carattere e le peculiarità del prodotto nel bicchiere.

Ma cosa vuol dire biologico?

Il termine biologico deriva dal metodo di coltivazione delle uve, ove sono banditi tutti i prodotti chimici e di sintesi. Il 100% delle uve da coltivazione biologica sono:
– Libere da fertilizzanti chimici, qualsiasi tipo di pesticida ed erbicida o diserbante
– Libere da OGM (Organismi Geneticamente Modificati)

Quali sono i vantaggi di consumare un vino biologico?

  1. Liberare il terreno, le falde e il prodotto finale che ingeriamo da qualsiasi tipo di residuo chimico, pesticida e diserbante;
  2. Salvaguardare il territorio, la biodiversità e coltivare nel rispetto dell’ambiente;
  3. Il completo controllo della produzione da organismi certificati per questo;
  4. Il basso uso di solfiti per la conservazione (50% circa del consentito dalla legge);
  5. Mantenere a lungo la stabilità del prodotto in modo naturale.

La storia

Mont’Albano nasce nel 1985 nel cuore del Friuli Venezia Giulia, dall’intuizione di Mauro Braidot che, in controtendenza alla maggioranza dei produttori del tempo, converte i suoi 5 ettari di vigna al metodo di produzione biologica. L’azienda non tarda a crescere grazie alla sua filosofia e ai suoi ottimi vini friulani, perciò nel 1998 s’ingrandisce la cantina e si costituisce la Mont’Albano sas. Oltre ai propri uvaggi inizia la lavorazione di uve terze, fornite da produttori regionali fidelizzati e rispettosi dei rigorosi principi che Mont’Albano esige per apporre il proprio marchio sul prodotto.


Nel 2008 la Mont’Albano sas entra nell’orbita del gruppo Sartori di Verona, costituendo la Mont’Albano spa sp. Unendo la propria esperienza nel biologico alla tradizione della storica cantina veronese, che già da qualche anno si era approciata ad un progetto di viticoltura biologica, la gamma di prodotti viene ampliata permettendo al marchio Mont’Albano di proporre alla clientela, oltre ai vini veneti, anche vini abruzzesi e siciliani di aziende facenti parte del gruppo Sartori.
Ad oggi la logistica e l ‘amministrazione vengono svolte a Verona, i vini vengono prodotti dai vignaioli certificati “bio” secondo i parametri istituzionali promossi dagli enti preposti e fidelizzati dalla Mont’Albano che, nelle varie regioni, controlla oltre ai parametri legislativi la fedeltà dei produttori ai principi che oramai da 30 anni vengono promossi da Mont’Albano.
In Friuli rimane la capostipite del progetto, la Mont’Albano Agricola, che realizza una gamma di vini di nicchia, fiore all’occhiello dell’intera produzione.

Se volete approfondire ecco il link al sito della cantina:  http://www.montalbanobio.it

Ciao a tutti !

Mauro Cristofori

Curiosità sul vino

Curiosità sul vino

Ciao a tutti, oggi vi propongo cinque Curiosità sul vino, alcune scientifiche, altre storiche. Sono tutte cose che si trovano facilmente spulciando un po’ in giro per la rete, ma è divertente vederle tutte assieme. Ecco allora…

Cinque curiosità sul vino

1 – NON FACCIAMOCI INFINOCCHIARE! La parola infinocchiare, il cui significato è raggirare, fregare, deriva proprio dal connubio fra vino e finocchio. Quando gli osti volevano rifilare vino rancido agli avventori, lo accompagnavano con piatti a base di finocchio, che, consumato crudo, addolcisce la bocca e altera la capacità di riconoscere i sapori.

2 – UN CALICE DI VINO BIANCO HA 225 kcal, un apporto calorico equivalente a quello di un piccolo Cheeseburger!

3 – ESISTE DA SEMPRE PERCHÉ… È FACILE DA FARE. Il segreto della longevità del vino sarebbe proprio la facilità con cui si ottiene (nelle lavorazioni con meno pretese). Si coglie l’uva, la si pigia, si lascia che il succo entri a contatto con i lieviti naturalmente presenti sulle bucce, e il “paleo-vino” è servito

4- UN TEMPO SI APPREZZAVANO DOLCI. Chi predilige i vini dal sapore asciutto e deciso rimarrebbe spiazzato, se potesse partecipare a una degustazione di 5.000 anni fa. Uno studio del 2008 sul vino nei villaggi neolitici dell’Asia antica ha concluso che un tempo la dolcezza era il tratto più apprezzato in questa bevanda. Sarebbe stata proprio questa caratteristica a facilitarne la diffusione

5 – PERCHÉ SI FA CON L’UVA? L’uva è il frutto ideale – e l’unico per definizione – per la produzione di vino perché contiene le giuste proporzioni di acqua, zuccheri, acidi e tannini (composti contenuti nella buccia, nei semi e nella parte legnosa del grappolo) necessarie alla fermentazione. Grazie a questo equilibrio perfetto i lieviti si moltiplicano e gli zuccheri si scindono in alcol e anidride carbonica. Le bevande ricavate dalla fermentazione di altri frutti richiedono l’aggiunta di ingredienti extra per raggiungere lo stesso bilanciamento (e comunque per legge non possono essere chiamati “vino”).

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Un saluto a tutti e a prestissimo!

Mauro

Zucchero nei vini e Metodo Classico… tra tecnica e moda

Zucchero nei vini e Metodo Classico… tra tecnica e moda

Definire le bollicine è sempre un problema. Lo zucchero nei vini e negli spumanti sembra essere diventato lo spauracchio definitivo; una delle frasi che sento più spesso in Vinoteca è “il metodo classico più secco che hai”. Personalmente non mi riconosco nelle posizioni assolute; il ruolo del dosaggio di zucchero nell’evoluzione del vino può essere scarso oppure significativo dipende da cosa si vuole ottenere… Se l’enologo desidera preservare la purezza e la personalità del vitigno e dei lieviti, l’aggiunta sarà la più neutra possibile. In questo caso, il vino viene rabboccato con una piccola quantità dello stesso e l’aggiunta di zucchero nei vini sarà quasi zero. Al contrario, potremmo voler completare lo stile con un ultimo tocco o voler dare alcune sensazioni particolari a chi berrà il nostro vino. In questo caso, l’aggiunta potrà avvenire con vini di annate differenti e il dosaggio di zucchero potrebbe cambiare sensibilmente. Ma ricordiamo brevemente in cosa consiste il metodo classico, ci aiuterà a comprendere meglio tutto il resto.

Franciacorta dark

Il metodo Classico

Il Metodo Classico, davvero “moolto” in sintesi, è un sistema di spumantizzazione che prevede la rifermentazione di un vino base, prodotto solitamente con vitigni non aromatici (es. Chardonnay, Pinot bianco, Pinot nero), condotta in bottiglia e seguita da un periodo più o meno lungo di affinamento sui lieviti nella medesima bottiglia.

L’affinamento può variare da alcuni mesi fino a tre anni o più. Il residuo zuccherino viene determinato con l’aggiunta di una soluzione zuccherina (liqueur d’expedition) dopo la separazione dello spumante dalle fecce di rifermentazione (sboccatura) e prima della tappatura finale. Generalmente, in modo da avere uno stile riproducibile nel tempo, vengono utilizzati vini base di diverse annate e con un diverso percorso di maturazione (acciaio, legno etc.) dando vita a quella che viene definita la cuvée. Nel caso i vini provengano tutti dalla stessa annata, lo spumante viene definito “millesimato”, dove per millesimo si intende l’annata di vendemmia delle uve. Uno spumante prodotto da sole uve bianche viene definito “Blanc de blancs”, mentre se è ottenuto da sole uve nere vinificate in bianco, “Blanc de noirs”.

Lo zucchero nei vini

Veniamo dunque a parlare di zucchero nei vini. A seconda della quantità che rimane nello spumante questo viene classificato come: Pas-dosé o Brut-nature, Extra brut, Brut, Extra-dry, Dry, Demi sec, Doux (dolce), in una scala da 0 a 50 g/l o più.  Questi stessi termini possono indurre in inganno. Ritengo pertanto utile un breve ripasso, passando dai vini più secchi, quelli con minore tenore zuccherino, a quelli più morbidi e dolci.

Con uno zucchero nei vini inferiore ai 3 grammi litro, troviamo i Brut nature, Pas Dosé, Dosaggio Zero, Brut Zero, Brut natural. Sono vini che non hanno avuto addizioni di zucchero dopo la presa di spuma e al momento della sboccatura il livello viene ristabilito solo aggiungendo altro vino delle stesse caratteristiche. E non la liqueur d’expedition.

A salire, con uno zucchero compreso tra 0 e 6 grammi di zucchero troviamo gli Extra Brut. A metà e compongono larga parte della produzione di metodo classico, con una notevole variazione  degli zuccheri sono i Brut, che devono presentare comunque un livello zuccherino inferiore ai 12 grammi litro. C’è Brut e Brut: ce ne sono alcuni che hanno un dosaggio quasi da Extra Brut e quelli con un dosaggio notevolmente superiore ai sei grammi, spesso tuttavia staziona nella fascia tra 7 e 9.

Troviamo poi, ma sono prodotti marginali tra i metodo classico, gli extra dry ed extra sec, con una quota di zuccheri variante da 12 a 17 grammi litro. A salire i dry, sec, o asciutto, con percentuali varianti da 17 a 32 grammi litro, quindi con zuccheri tra 32 e 50 grammi litro troviamo i demi-sec, medium dry e abboccati e infine con una percentuale di zucchero superiore ai 50 grammi litro troviamo i doux, ovvero i dolci

Come vedete sull’argomento zucchero nei vini ce n’è davvero per tutti i gusti. A mio avviso precludersi qualche assaggio solo perché può avere un livello più o meno alto di zuccheri non ha molto senso, anche perchè acidità e sapidità possono tranquillamente mitigare la sensazione di dolce e contribuire ad un ottimo equilibrio. Voi che ne pensate, siete assaggiatori o puristi del Pas-dosè ?

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Franciacorta la terra il vino e gli abbinamenti

Franciacorta la terra il vino e gli abbinamenti

Il Franciacorta è stato il primo vino italiano, prodotto esclusivamente con la rifermentazione in bottiglia, ad avere ottenuto nel 1995 la DOCG. Oggi il nome Franciacorta è sinonimo di qualità e scrupolosa attenzione nelle fasi di produzione di quello che è un grande vino.

Il territorio della Franciacorta

Franciacorta è, tuttavia, sopratutto un territorio. Il territorio da cui nascono i presupposti per ottenere un elevatissimo livello qualitativo delle produzioni vitivinicole. La Franciacorta si trova nel cuore della Lombardia, a poca distanza dalla laboriosa Milano. Si affaccia sul lago d’Iseo e comprende un’area di circa 200 chilometri quadrati compresa tra 19 comuni del Bresciano. L’origine morenica dona ai terreni una straordinaria ricchezza minerale che rende ancora più unica l’eterogeneità dei suoli di quest’area. Caratteristiche che ritroviamo negli splendidi vini di questa terra.

La storia

La storia del Franciacorta ha origine molto antiche e radicate in un territorio dove la vite viene coltivata sin dai tempi dell’Antica Roma. Nel 1809 il catasto napoleonico fotografa un’area con già più di mille ettari vitati; mille ettari specializzata nella produzione di vini “mordaci” dal gusto intenso e dalla personalità unica. All’inizio degli anni ’60 il giovane enologo Franco Ziliani diede il via al fenomeno Franciacorta con la produzione del primo “Pinot di Francorta”. Si passò così dalla produzione un po’ amatoriale di vini spumanti “con le bolle” ad una produzione organizzata e alla costruzione di un marchio di qualità. In pochi anni (1967) si passo alla DOC  e nel 1990 venne creato il Consorzio di tutela: Sino alla DOCG del 1995.

I vini

Il Franciacorta è un vino prodotto con il Metodo Classico.  Il metodo classico (o méthode champenoise,  dalla regione francese dello Champagne – qui trovate qualche informazione in più) è un processo di produzione di vino spumante, che consiste nell’indurre la rifermentazione in bottiglia dei vini attraverso l’introduzione di zuccheri e lieviti selezionati (liqueur de tirage).

Per la produzione del Franciacorta si utilizzano fondamentalmente quattro vitigni Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco (max 50%), Erbamat (max 10%). Nella versione Satèn sono invece presenti soltanto Chardonnay e Pinot Bianco(max 50%). I vino deve passare almeno 18 mesi sui lieviti e per la commercializzazione non devono passare meno di 25 mesi dalla vendemmia. Per il Satèn i mesi sui lieviti diventano almeno 24 e la pressione delle bottiglia deve essere al di sotto delle 5 atmosfere (la versione normale è tra le 5 e le 6), indice della presenza di bollicine sottili e delicate.

Gli abbinamenti

Con cosa possiamo abbinare vini di questa qualità ed importanza?

Il Franciacorta non è un vino sempre uguale a se stesso. In commercio troviamo diverse tipologie: i Franciacorta vengono innanzitutto classificati in base al residuo zuccherino e pertanto si va dai più diffusi Brut e Extra Brut, per arrivare ai non dosati (pas dosé) e risalire ai nuovissimi demi-sec. Inoltre abbiamo altre differenziazioni tipologiche: esistono in commercio i millesimati, prodotti da uve di un’unica magnifica annata, le cuvée speciali, le riserve, le versioni rosé, le blanc de blancs e quelle satén.

Sembrerebbe difficile orientarsi ma bastano in realtà poche informazioni per capire quale prodotto fa più al caso nostro, specie se in vista di qualche abbinamento. I Franciacorta si sposano benissimo con i salumi: la delicata dolcezza del prosciutto crudo, della mortadella, dalla bresaola e dello speck (giusto per menzionarne alcuni) viene incredibilmente esaltata dal sapore e dalla freschezza di un prodotto come questo. Se poi ai salumi si accompagnano tartine o bruschette arricchite da verdure e formaggi cremosi e delicati o a pasta filata, come stracchino, provola e mozzarella, il risultato sarà di sicuro successo. Forse proprio per questo, al momento dell’aperitivo, dove spesso si degustano taglieri di formaggi, salumi, il Franciacorta trova un’ideale collocazione.

Un Franciacorta può abbinarsi bene anche a carni bianche in frittura, panate o arricchite da elementi come funghi, zucchine, mozzarella, burrata, tutti ingredienti che aumentano la grassezza del piatto e la sua tendenza dolce. Ovviamente piatti  di questo tipo hanno bisogno di un Franciacorta ricco di profumi e di sapore, magari un Franciacorta con un lungo affinamento sui lieviti oppure un Franciacorta pas dosé, caratterizzato da profumi decisi e da un gusto intenso e naturale.

Gli abbinamenti comunque possono essere numerosi, anche il pesce può essere un abbinamento adatto e voi che ne pensate ? con cosa abbinate solitamente il Franciacorta ?

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Un salto in cantina – il Nero di troia e la Cantina Marmo

Un salto in cantina – il Nero di troia e la Cantina Marmo

In vista del nostro evento “Scopri il Nero di Troia” facciamo un salto in cantina ad incontrare la Cantina Marmo. Chi meglio di Paola Marmo, titolare dell’azienda  e grande appassionata di agricoltura può dirci cos’è davvero l’Azienda agricola Marmo.

Il Nero di troia e la Cantina Marmo

L’Azienda Agricola Marmo Maria nasce nel 1999 in Contrada Cocevola, lungo l’itinerario che collega Andria a Castel del Monte. La Cantina Marmo nasce con l’idea di creare prodotti che siano una vera espressione del territorio e dei suoi frutti: coltivati con cura e passione.

Il nome della contrada in cui nasce l’azienda riporta al gergo antico; “Cocevola” o “Cocevolo” è inteso come qualcosa che si cucina facilmente e ciò sintetizza sostanzialmente il binomio perfetto tra la terra e il clima che sono parte integrante dell’anima del nostro territorio. Questo particolare e caratteristico scenario consente all’azienda di sfruttare al meglio le peculiarità del territorio e dar vita al progetto delle “Grandi Varietà Autoctone”.

Dalle distese di ulivi si produce un Extravergine D.O.P “Terra di Bari – Castel del Monte” da monocultivar “Coratina”, olio dal colore verde con riflessi gialli, profumo di carciofo, gusto fruttato e leggermente amarognolo.
Il Progetto Vitivinicolo, invece, vede come soggetto principale il “VANDALO”, “Nero di Troia” in purezza di grande struttura e straordinaria gradevolezza che dall’annata 2010 rientra nella D.O.C.G “Nero di Troia Castel del Monte”.

I prodotti

– “Grazie Paola, è chiarissima l’idea che c’è alla base dell’azienda, ma parlaci ancora un po’ della vostra produzione”

I  Vini

L’Azienda si dedica da subito alla lavorazione delle varietà autoctone, trattate con grande attenzione dal lavoro nei campi alla trasformazione rigorosamente in purezza. Dalle uve “Nero di Troia si ottengono due vini rossi e un rosato, tutti appartenenti alla DOC “Castel del Monte”. 

IL NERO DI TROIA è tra i vitigni pugliesi più antichi. Dapprima utilizzato come uva da taglio, oggi viene sempre più valorizzato nella lavorazione in purezza. E’ un vino strutturato e longevo, dal colore rubino, il profumo fruttato e ricco di polifenoli. Il Progetto Vitivinicolo aziendale, vede come soggetto principale il “VANDALO”, “Nero di Troia” in purezza di grande struttura e straordinaria gradevolezza. Al “Vandalo” sono seguiti altri due vini da Nero di Troia in purezza: il “ROSSO COCEVOLA” e il “ROSATO COCEVOLA”, quest’ ultimo vinificato in bianco.

Il Nostro Olio

Le distese di ulivi a perdita d’occhio sono il primo segno distintivo della nostra Puglia. I nostri alberi di ulivo, esclusivamente da cultivar “coratina”, sono ultraottantenni e i loro frutti vengono raccolti a mano e moliti a ciclo continuo ed estrazione a freddo. L’olio extravergine si presenta denso e profumato con notevoli proprietà organolettiche e salutistiche. La cultivar “coratina” consente di ottenere un olio con una bassissima acidità e un’ alta percentuale di polifenoli. Il sapore è fragrante e persistente ed è indicato nelle diete a ridotto contenuto di colesterolo.
Per la presenza di composti fenolici, di fosfolipidi e delle vitamine liposolubili, l’olio extravergine svolge una funzione preventiva nei confronti di molte malattie.

Estremamente digeribile, previene le patologie del fegato e del cuore e la formazione di radicali liberi causa dell’invecchiamento cellulare. L’olio extravergine “Agricola Marmo” ha un colore verde con riflessi giallo oro, il profumo evoca il carciofo con un leggero retrogusto amarognolo.

L’evento

Se volete saperne di più l’unica soluzione è venire a trovarci in Vinoteca il 12 Aprile per il nostro evento Scopri il Nero di Troia, potete trovare ulteriori info seguendo il link dell’evento oppure dalla nostra pagina Facebook Vinoteca Bologna

Se volete qualche altra informazione sull’Azienda Agricola Marmo qui trovate il loro sito web

Vendemmia 2017 cosa aspettarci dai vini di quest’annata

Vendemmia 2017 cosa aspettarci dai vini di quest’annata

Cominciano ad arrivare i primi assaggi dei vini realizzati con le uve della vendemmia 2017. Vediamo allora com’è andata la vendemmia dell’anno scorso, una delle più particolari degli ultimi anni, caratterizzata da un clima che ha impresso la sua impronta durante tutto l’anno.

La Vendemmia 2017

La vendemmia 2017 è stata caratterizzata da eventi meteorologici unici, che hanno fortemente condizionato la vitalità e la produttività dei vigneti. Si è potuta osservare una riduzione drastica delle rese su quasi tutte le tipologie di vitigno: per intenderci la produzione enologica del 2017 è stata la più scarsa degli ultimi 70 anni.

In molte regioni le temperature sono state tra le più alte mai registrate; tra l’altro in quasi tutte le aree, il caldo è arrivato dopo una primavera contraddistinta da forti grandinate e ritorni di freddo. Tutti questi fenomeni, come già accennato, hanno contribuito ad abbassare notevolmente le rese (perdite dal 25% ad oltre il 50% nelle aree più danneggiate). Abbiamo avuto in media acini di piccole dimensioni con altissimo rapporto buccia/polpa, contenuti zuccherini  medio-alti e acidità in generale medio-basse.

Vendemmia 2017

I vini della vendemmia 2017

Cosa aspettarci dunque dai vini targati 2017 ?  Per prima cosa bisogna dire che sicuramente le condizioni descritte sopra hanno favorito i vini Rossi strutturati. Questi avranno colori  intensi, un equilibrato contenuto di alcool e di acidi e una buona struttura, sostenuta da una importante presenza di tannini. La componente aromatica sarà probabilmente l’aspetto enologico di più difficile gestione dell’annata.

I vini bianchi, contraddistinti da elevata acidità, sono quelli che con tutta probabilità dovranno essere gestiti con maggiore attenzione in cantina. Le basse produzioni, le alte temperature e l’anticipo della vendemmia hanno creato in molte zone d’Italia difficoltà a raggiungere il giusto livello di acidità.

Menzione particolare per il Nobile di Montepulciano 2017

E’ di cinque stelle su  cinque, il ‘rating’ della vendemmia 2017 del Nobile di Montepulciano. L’assegnazione si è svolta a Montepulciano (Siena) in occasione della giornata conclusiva dell’ “Anteprima del Vino Nobile“, dedicata alla presentazione delle nuove annate pronte ad andare in commercio.  Nonostante la bassa produzione, la vendemmia 2017  si è dimostrata davvero di elevata qualità. Il presidente del consorzio Piero Di Betto  ha commentato: “Al di là della qualità eccellente dell’ultima vendemmia, il dato che emerge da questa ultima Anteprima è che uniti si vince;  in un momento così particolarmente vivace per la nostra denominazione, i tanti progetti che come Consorzio stiamo portando avanti dimostrano come lavorando con obiettivi condivisi si possano raggiungere traguardi che presi singolarmente, avrebbero un valore meno rilevante a livello globale”.

 

La vendemmia 2017, per fare una sintesi finale, è stata un’annata estrema; molto povera per le gravi perdite subite a causa delle avversità meteoriche, che ha però portato ad una piccola produzione di buona o ottima qualità. Quindi, per i vini rossi, annata da acquistare e conservare in cantina.

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L’esame olfattivo del vino: le basi della degustazione

L’esame olfattivo del vino: le basi della degustazione

L’esame olfattivo del vino è forse l’aspetto più tristemente famoso e folcloristico della degustazione. Spesso le descrizioni raggiungono dei livelli veramente surreali che, per un non addetto ai lavori, sforano sicuramente nel grottesco. Abbiamo tutti in mente, infatti, la figura dell’espertone di turno che ficca il suo nasone nel bicchiere e comincia declamare profumi di pietra focaia che ha incendiato un bosco nel Caucaso, mentre una lepre mangiava una carota selvatica.

Nosing wine cartoon
Thanks to pourrichardswine.com

Scusate la battuta!  ma davvero, per chi non ha certi riferimenti olfattivi, alcune descrizioni sono forse eccessive. Proprio per questo motivo, in questo breve post che parla dell’esame olfattivo del vino, ci occuperemo soltanto di quegli strumenti che in maniera rapida ci possono consentire di capire meglio il vino che stiamo assaggiando.  Tralasceremo quindi, per il momento, tutte quelle considerazioni approfondite che possono portarci inizialmente fuori strada. Del resto, è l’approccio che abbiamo seguito anche nei precedenti capitoli di questa breve serie di post sulle basi della degustazione (trovate qui i capitoli precedenti).

L’esame olfattivo del vino

In realtà, l’esame olfattivo del vino è uno dei momenti più interessanti e piacevoli della  degustazione: iniziamo, infatti, a verificare la coerenza delle impressioni che abbiamo ricevuto con l’osservazione visiva. Possiamo ottenere indicazioni aggiuntive sul vitigno e sulle lavorazioni e soprattutto iniziamo a costruirci un primo parere.

Il primo passo è effettuare un test preliminare, senza muovere il bicchiere, per valutare l’intensità dei profumi. In questa fase ci interessa soltanto capire la forza olfattiva del vino. Non valuteremo quanti e quali profumi ci siano, ma soltanto quanto forte siano percepiti.

Il secondo step per l’esame olfattivo del vino è quello di identificare le tipologie di profumi che sentiamo, in questo caso ruotiamo leggermente il vino nel bicchiere per favorire l’emissione dei profumi. Essenzialmente tutti gli aromi sono riconducibili a tre categorie:

  • I profumi primari, che sono quelli tipici  dell’uva. I più facilmente riconoscibili sono quelli delle uve aromatiche come il brachetto, le malvasie, i moscati o il gewurztraminer.
  • I profumi secondari, che emergono dai processi di fermentazione e vinificazione. Tipicamente si tratta di sensazioni floreali, fruttate e vegetali.
  • I profumi terziari, che si sviluppano e affinano durante la maturazione e l’invecchiamento del vino. Questi saranno tanto più presenti, complessi e dominanti, tanto più sarà lungo il periodo di affinamento e di invecchiamento del vino.

Il terzo passo è quello di provare a dare un giudizio a quello che abbiamo sentito. Di seguito trovate una tabella che vi guida nel dare un giudizio alla componente olfattiva del vino.

Parametro12345
IntensitàCarentePoco intensoAbbastanza IntensoIntensoMolto intenso
ComplessitàCarentePoco complessoAbbastanza complessoComplessoAmpio
QualitàComunePoco fineAbbastanza fineFineMolto fine

In sostanza si tratta di dare un voto da 1 a 5 all’intensità, alla complessità e alla qualità percepita dei profumi del vino.

Alcune note per chi vuole approfondire

Con quanto già detto potremmo già approcciarci efficacemente all’analisi olfattiva del vino, tuttavia per chi vuole qualche curiosità in più ecco l’ultimo fattore da considerare e la conclusione della nostra analisi.

Ultimo punto è la tanto famigerata descrizione dei profumi. L’idea è trovare dei termini che possano evocare in chi li ascolta le sensazioni che state provando annusando il vino. Questo passaggio, per tutti coloro che non hanno in memoria una ricca banca dati di aromi, è molto difficile.  Poter descrivere con complesse suggestioni i profumi sentiti. Rimandiamo quindi questa analisi ad una trattazione più avanzata. Di seguito comunque,  per onore di cronaca, vi riporto i principali termini con cui vengono descritti i profumi:

  • Floreale
  • Fruttato
  • Erbaceo
  • Speziato
  • Tostato
  • Aromatico
  • Fragrante
  • Minerale
  • Vinoso
  • Etereo

Se volete approfondire l’argomento vi consiglio questo link, http://www.alimentipedia.it/degustazione-vino-profumi-odori-aromi.html dove trovate qualche altro spunto senza perdersi troppo nei tecnicismi.

Infine ecco la ruota degli aromi sviluppata dall’università della California, praticamente un vademecum dell’analisi olfattiva.

Ruota-aromi-vino

Questo è il riferimento alla pagina universitaria dell’autrice: http://wineserver.ucdavis.edu/people/emeriti/noble.html

Mentre questo è il sito di riferimento: http://www.winearomawheel.com/

L’assaggio di oggi: Nussbaumer il Gewürztraminer Tramin

L’assaggio di oggi: Nussbaumer il Gewürztraminer Tramin

Oggi vi presentiamo brevemente uno dei Gewürztraminer più interessanti in circolazione: il Nussbaumer Gewürztraminer Tramin. Il  Nussbaumer è un vino estremamente raffinato, prodotto dall’attenta vinificazione di uve Gewürztraminer.

cantina traminL’area geografica

L’area geografica di produzione vanta la certificazione  DOC (Südtirol – Alto Adige DOC) e si contraddistingue per un clima dotato forti escursioni termiche dovute a giornate calde, influenzate dal clima mediterraneo, e notti fredde con venti molto freschi che giungono dalle montagne. Proprio per questo, eccellente e straordinaria risulta la qualità dei vini bianchi, che presentano note aromatiche molto eleganti e un’intensa freschezza.

I vigneti sono coltivati nel maso “Nussbaumer” che sorge nella località di Sella, una piccola frazione  sopra Termeno. Il Nussbaumer, in particolare,  ha un’antica tradizione di oltre 700 anni nella coltivazione della vigna ed è uno dei più antichi masi di Termeno.

Il vitigno

Il Traminer aromatico, o Termeno aromatico o Gewürztraminer (Gewürz significa “spezia” in tedesco), o ancora Savagnin, è un vitigno coltivato soprattutto in Trentino-Alto Adige  e Friuli-Venezia Giulia; ne esistono due tipi: un traminer aromatico, o rosa, e un traminer rosso. Il suo particolare nome ha origine nel paese di Termeno, in tedesco Tramin, e da qui il termine Traminer. Esso era ben noto e sufficientemente diffuso già attorno al XII secolo. Negli ultimi decenni è stato riscoperto grazie anche al particolare vitigno aromatico con sentori di petali di rosa, garofani, lici e frutti tropicali. Il colore del vino che se ne trae è giallo paglierino, il profumo ricorda spezie e canditi, il gusto è dolce e aromatico.

vino NussbaumerVendemmia e vinificazione

Già in fase di vendemmia si comincia a costruire la qualità che ritroveremo nel vino. I piccoli produttori che fanno parte della Cantina Tramin, caratterizzati dai piccoli appezzamenti gestiti direttamente dalle famiglie proprietarie, fanno la differenza. Come loro stessi dicono: “abbiamo  scelto di lasciare i grappoli sui filari ancora più a lungo, così da poter approfittare di tutto il sole, per poi passare a una pulizia manuale degli acini colpiti da marciume. Questa scelta qualitativa ci ha causato un’ulteriore perdita in termini di quantità, ma ciò ha permesso ai grappoli di raggiungere un’ottima maturazione fisiologica: Regalandoci vini straordinari, che esprimono in modo evidente e deciso tutte le peculiarità del vitigno“.

L’ uva è raccolta tutta a mano e posta in piccoli contenitori che la mantengono integra. Dopo la pigiatura è lasciata a macerare brevemente nel mosto; segue pressatura soffice immediata. Fermentazione lenta a temperatura controllata (18°C) in piccoli contenitori d’acciaio con sfecciatura del mosto per sedimentazione naturale.

L’affinamento avviene in piccoli contenitori d’acciaio, a contatto continuo con i lieviti fino alla fine di agosto. Dopo l’imbottigliamento, il vino è lasciato in bottiglia per un minimo di 4 mesi per un’ulteriore maturazione, portando il periodo di affinamento complessivo ad un minimo di 15 mesi.

La degustazione del Nussbaumer Tramin

  • Colore: giallo paglierino carico, riflessi dorati.
  • Profumi: un sorprendente caleidoscopio olfattivo di note fiorite di petali di rosa, fiori bianchi speziati come giglio; note esotiche di frutta gialla matura, melone, mango, buccia di limone; spezie aromatiche quali cannella, chiodi di garofano, noce moscata, zenzero, zafferano.
  • Sapori: corposo, profondo, speziato, succoso, intensa aromaticità e freschezza, mineralità spiccata che si accentua con l’invecchiamento, rendendolo ancor più seducente e dal finale estremamente persistente.

Abbinamenti

Ottimo con antipasti a base di pesce, cibi affumicati, piccanti, formaggi stagionati a pasta molle, carni bianche, pesce spada, tonno; ideale con crostacei e frutti di mare, è magnifico con le pietanze speziate della cucina orientale.

Il Nussbaumer Tramin: Scheda tecnica

NomeTramin Nussbaumer Gewurztraminer
TipologiaBianco fermo aromatico
ClassificazioneDOC Alto Adige Traminer Aromatico
Anno-
Formato0,75
NazioneItalia
RegioneTrentino Alto Adige
ZonaAlto Adige. Località Sella, Maso Nussbaumer. Comune di Termeno.
Vitigni100% Traminer Aromatico
Clima/TerrenoI vigneti si collocano fra i 350 m e i 550 metri di altezza. L'area si contraddistingue per un clima dotato forti escursioni termiche dovute a giornate calde, influenzate dal clima mediterraneo, e notti fredde con venti molto freschi che giungono dalle montagne.
Resa media per ettaro40 hl
Produzione e vinificazioneLe uve, raccolte in piccoli recipienti vengono pigiate e brevemente macerare nel mosto per catturarne le tipiche note aromatiche. Dopo la pressatura il mosto viene lasciato fermentare a temperatura controllata (18 –20°C) in autoclavi di acciaio inossidabile.
Grado alcolico14,00%
Acidità totale4,90 gr/L
Zuccheri residui7,20 gr/L
AbbinamentiOttimo con pesce, formaggi e i paté de fois gras, sorprendentemente adatto alla cucina asiatica speziata

 

 

Un salto in cantina – scopri Tenuta La Riva

Un salto in cantina – scopri Tenuta La Riva

Tra le numerose peripezie che ci hanno portato ad aprire la Vinoteca di Bologna,  le più piacevoli sono state sicuramente quelle che riguardano la scelta delle cantine. Tra le molte visitate, una delle più interessanti è proprio nell’area tra Bologna e Modena:  Tenuta la Riva (se volete visitare il loro sito lo trovate qui). L’esperienza è stata decisamente positiva, abbiamo incontrato una realtà emergente, ma che ha già le idee molto chiare su dove vuole arrivare: Facciamo allora un salto in cantina !

Alberto Tenuta La Riva

Tenuta La Riva

L’incontro con Alberto, l’appassionato titolare dell’azienda, e con Tenuta La Riva è avvenuto in una uggiosissima mattinata di dicembre. Nonostante il periodo autunnale ormai inoltrato e il tempo non proprio dei migliori (era nevicato e poi piovuto la sera prima),  il fascino del panorama pedocollinare dell’area era rimasto assolutamente intatto.

Dopo aver passato il cancello della tenuta e già da qui si vedeva la cura e l’attenzione ai dettagli che avremo poi riscontrato anche nel resto dell’azienda, abbiamo trovato Alberto completamente preso dalle attività di cantina. Fatte le presentazioni di rito e atteso l’arrivo dell’ultimo membro del nostro piccolo gruppetto, ci siamo spostati  nella gradevolissima saletta adibita alle degustazioni: è qui che è cominciato il nostro viaggio dentro Tenuta La Riva e i suoi vini.

L’Azienda

Panorama di Tenuta la Riva

Come accennato in precedenza, La Tenuta è situata sulle prime colline bolognesi a fianco dello storico Castello di Serravalle. Siamo circa ad una altitudine di 220 metri, su terreni argilloso-arenarici che contribuiscono a rendere il vino estremamente riconoscibile e caratteristico.  La vinificazione avviene direttamente in azienda, impiegando solo uve dei  vigneti di proprietà. Le viti sono coltivate secondo i principi di sostenibilità economica e ambientale che animano le tecniche di lotta integrata. Per tutti i vini sono applicati disciplinari severi e rigorosi controlli su tutti i passaggi dal campo alla cantina.

L’Azienda Vitivinicola nasce dalla passione di Alberto nel provare a produrre prodotti gustosi e genuini; si è posto l’obiettivo di produrre vini naturali nel pieno rispetto dell’ambiente e della tradizione.  Come scelta di lavorazione sono stati adottati tra gli altri il metodo ancestrale ed il metodo classico, creando al contempo un’azienda innovativa e all’avanguardia. Per Alberto è un impegno che, giorno dopo giorno, lo sta portando a trasformare una passione, nata come secondo attività e hobby professionale, in una realtà imprenditoriale efficiente, conosciuta e consolidata. Ma ciò che davvero conta è l’amore per le nostre terre, per il vino e i prodotti genuini. Come lui stesso dice: “anche se non le dico nulla, la sera, mia moglie si accorge subito se sono stato a lavorare in vigna oppure se ho fatto altro. Lo vede dalla faccia!“.

Un’ultima nota sull’azienda ci pare assolutamente essenziale da evidenziare, tutta l’energia necessaria per la trasformazione in cantina proviene da fonti rinnovabili, presenti in azienda, ad impatto zero nel pieno rispetto della natura.

La cantina e le uve

Dentro Tenuta La Riva troviamo Pignoletto, Cabernet, Merlot, Barbera, Chardonnay,  Lambrusco Grasparossa e  Trebbiano Modenese. I vini frizzanti e spumanti sono ottenuti esclusivamente con fermentazione naturale in bottiglia. Viene utilizzato il metodo classico (champenoise), con sboccatura dai sedimenti a la volèe dopo affinamento di almeno 18 mesi, e  il metodo ancestrale, dove il naturale sedimento resta in bottiglia.

Ecco come ci spiegano il Metodo ancestrale a Tenuta La Riva

è un metodo ereditato dagli antenati; è il metodo che storicamente, in assenza di tecnologia, permette ancora di produrre spumante con rifermentazione in bottiglia. I vini frizzanti e gli spumanti una volta fermentati non vengono separati dal naturale residuo. La peculiarità del prodotto che sviluppa la rifermentazione in bottiglia con i propri zuccheri residui  è quella di avere una maggiore complessità organolettica. Riesce inoltre a riavvicinarci ad un concetto di vera tradizione.  Il prodotto si presenterà quindi leggermente torbido (n.b. in questo caso non è un difetto), con una tipica nota olfattiva di crosta di pane“.

I vini di Tenuta la Riva

Parlarvi di tutti i vini dell’azienda in questa occasione sarebbe lungo e non molto sensato. Vorremmo ad ogni modo richiamare la vostra attenzione su due bottiglie in particolare, che secondo noi caratterizzano l’azienda:

  • Il Camerlot, uvaggio al 50% di Merlot e Cabernet. Le uve sono raccolte rigorosamente a mano e le produzioni minime. Il vino, dopo la fermentazione, affina in bottiglia per almeno 6 mesi, il profumo è  vinoso e speziato. Il sapore è morbido, pieno e leggermente tannico: è l’abbinamento ideale per carni rosse o con i primi piatti della tradizione Bolognese.
  • Il pignoletto prodotto con metodo ancestrale è fatto con il 100% di uve pignoletto. Il profumo è fresco e fruttato, con qualche nota agrumata. Senza dubbio sapidità e acidità non mancano grazie ai terreni in cui è coltivato. Ideale come aperitivo, con il pesce, le carni bianche e ovviamente i piatti tradizionali della zona.
  • Il pignoletto prodotto con metodo classico è fatto, anche in questo caso, con il 100% di uve pignoletto. Si effettua una pressatura soffice di grappoli interi con ottenimento di mosto fiore, decantazione statica a temperatura controllata e Fermentazione alcolica a temperatura controllata con lieviti selezionati.  Le uve sono raccolte tra la seconda decade di Agosto e la prima decade di settembre; l’imbottigliamento per presa di spuma avvengono  durante la primavera successiva, quindi messe a dimora per minimo 18 mesi.  Il pignoletto Metodo Classico è un vino dal colore giallo paglierino con alcuni riflessi verdognoli. Ha un profumo molto fresco e fruttato, agrumato e sapido. E’ un vino bianco che si adatta a qualsiasi tipo di piatto, anche se l’abbinamento che lo rende più gustoso è con i piatti di carne bianca.

Ecco questa è in breve Tenuta la Riva. Per essere sicuri di capirla davvero però l’unico consiglio che possiamo darvi è quello di andare a visitarla. A breve pubblicheremo anche le schede dei vini che abbiamo provato. Nel frattempo vi ricordiamo il sito e la pagina facebook dell’azienda qui sotto.

 

logo_tenuta_la_riva

Via Farnè – Castello di Serravalle (BO)

 

Conservare il vino e creare la cantina vini ideale – Vini da inserire

Conservare il vino e creare la cantina vini ideale – Vini da inserire

Adesso che abbiamo il luogo perfetto per conservare i nostri vini (segui questo link per leggere l’articolo precedente) dobbiamo cominciare a pensare a quali tipi di vino metterci dentro. Io personalmente quando scelgo i vini da inserire seguo il metodo seguente:

  • 40% di bottiglie di vino rosso Italiano,
  • 40% di bottiglie di vini bianchi italiani,
  • 20% diviso tra vini passiti, rosati e stranieri (a seconda dei vostri gusti personali).

L’obiettivo è costruirsi a poco a poco una piccola collezione di vini da inserire nella nostra cantinetta domestica, in modo che sia ben fornita e ben divisa tra bottiglie pronte da bere e bottiglie che richiedono invecchiamenti medi e lunghi. Magari con qualche chicca per fare “colpo” su amici e commensali (che non guasta mai…). Con questo metodo potremo lentamente costruirci una collezione di tutto rispetto con piccoli investimenti e mantenerla con costi altrettanto contenuti.
Ma che bottiglie di vino inserire tra gli scaffali?
Ecco una rapida scelta di vini da inserire, ovviamente non è l’unica possibile o la più giusta, ma è quella che, a mio parere, prova a soddisfare un po’ tutti i gusti. Sui vini adatti all’invecchiamento, un consiglio, dividete per 3 gli acquisti di vino, 1-2 bottiglie da bere subito, 1-2 da far invecchiare qualche tempo e altre 1-2 da tenere a lungo in cantina. Così potrete godere con costanza degli acquisti fatti.

Vini da inserire Rossi

vino rosso

Ecco un’idea di come strutturare la scelta dei vini rossi:

  • 3-6 Bottiglie di vini rossi Piemontesi (Barolo, Barbaresco, ecc..)
  • 3-6 bottiglie di vini rossi Toscani (Chianti classico, Brunello, Vino nobile di Montepulciano, ecc..)
  • 2-3 Bottiglie di Cabernet e di Pinot Nero (Prestate attenzione a quelli del Trentino e dell’Alto Adige)
  • 3 Bottiglie di Amarone della Valpolicella
  • 3-6 bottiglie di vini rossi del centro-sud (Taurasi, Salice Salentino, Negroamaro, Faro, Etna, ecc..)
  • 6-9 bottiglie di vini da tavola Cabernet, Barbera o Merlot adatti a tutte le occasioni.

Complessivamente una trentina di bottiglie e un ottimo panorama dei rossi italiani.

Vini da inserire Bianchi

Ok, vediamo invece quali bianchi possiamo mettere in cantina. Lo so, lo so, molti storceranno il naso dicendo che preferiscono i rossi, che le bollicine non le vogliono e bla… bla… bla… Certo possiamo investire di più nei rossi, ma quando pensiamo ad una cantina completa dobbiamo tener conto di tutti i gusti, non solo dei nostri. Allora vediamo i bianchi:

  • 2 Bottiglie per tipo di vino aromatico di Gewürztraminer, di Moscato Giallo e Riesling Renano,
  • 12 Bottiglie di bianchi fermi (Gavi, Pinot Grigio del Collio, Soave Classico, Verdicchio, Passerina, Pecorino, Orvieto, Frascati, Greco di tufo, Etna bianco, Vermentino, Alcamo Bianco, ecc.),
  • 6 bottiglie di spumanti metodo classico,
  • 6-8 bottiglie di Prosecco di Conegliano o di altri vini frizzanti (es. Pignoletto frizzante, Asti spumante, ecc…).

Altre 30 bottiglie circa e, anche in questo caso, un buon panorama dei vini bianchi italiani.

Gli altri vini

La restante parte della vostra cantina dovrebbe essere dedicata ai vini stranieri, ai passiti, ai rosati o a quei vini particolari che avrete modo di scoprire di anno in anno le cosiddette “chicche”.
In linea Generale sui vini stranieri non possono mancare i grandi Francesi come lo Champagne (meglio di qualche piccolo produttore: di solito è migliore). Tra i passiti vi ricordiamo quello d Pantelleria, il Malvasia delle Lipari e il Verduzzo di ramandolo, ma soprattutto su questa tipologia si trovano bottiglie davvero buone di piccoli produttori quasi ovunque.
Ribadisco che questo elenco è puramente indicativo, si potrebbero aggiungere mille vini e toglierne altrettanti. L’unica vera discriminante alla fine è il gusto personale. Quello che spero possa essere utile è avere una linea guida, per il resto… beh… ad ognuno le proprie scelte !

Se vuoi cominciare subito a riempire la tua cantina, vieni a trovarci in Vinoteca.