Un salto in cantina – scopri Tenuta La Riva

Tra le numerose peripezie che ci hanno portato ad aprire la Vinoteca di Bologna,  le più piacevoli sono state sicuramente quelle che riguardano la scelta delle cantine. Tra le molte visitate, una delle più interessanti è proprio nell’area tra Bologna e Modena:  Tenuta la Riva (se volete visitare il loro sito lo trovate qui). L’esperienza è stata decisamente positiva, abbiamo incontrato una realtà emergente, ma che ha già le idee molto chiare su dove vuole arrivare: Facciamo allora un salto in cantina !

Alberto Tenuta La Riva

Tenuta La Riva

L’incontro con Alberto, l’appassionato titolare dell’azienda, e con Tenuta La Riva è avvenuto in una uggiosissima mattinata di dicembre. Nonostante il periodo autunnale ormai inoltrato e il tempo non proprio dei migliori (era nevicato e poi piovuto la sera prima),  il fascino del panorama pedocollinare dell’area era rimasto assolutamente intatto.

Dopo aver passato il cancello della tenuta e già da qui si vedeva la cura e l’attenzione ai dettagli che avremo poi riscontrato anche nel resto dell’azienda, abbiamo trovato Alberto completamente preso dalle attività di cantina. Fatte le presentazioni di rito e atteso l’arrivo dell’ultimo membro del nostro piccolo gruppetto, ci siamo spostati  nella gradevolissima saletta adibita alle degustazioni: è qui che è cominciato il nostro viaggio dentro Tenuta La Riva e i suoi vini.

L’Azienda

Panorama di Tenuta la Riva

Come accennato in precedenza, La Tenuta è situata sulle prime colline bolognesi a fianco dello storico Castello di Serravalle. Siamo circa ad una altitudine di 220 metri, su terreni argilloso-arenarici che contribuiscono a rendere il vino estremamente riconoscibile e caratteristico.  La vinificazione avviene direttamente in azienda, impiegando solo uve dei  vigneti di proprietà. Le viti sono coltivate secondo i principi di sostenibilità economica e ambientale che animano le tecniche di lotta integrata. Per tutti i vini sono applicati disciplinari severi e rigorosi controlli su tutti i passaggi dal campo alla cantina.

L’Azienda Vitivinicola nasce dalla passione di Alberto nel provare a produrre prodotti gustosi e genuini; si è posto l’obiettivo di produrre vini naturali nel pieno rispetto dell’ambiente e della tradizione.  Come scelta di lavorazione sono stati adottati tra gli altri il metodo ancestrale ed il metodo classico, creando al contempo un’azienda innovativa e all’avanguardia. Per Alberto è un impegno che, giorno dopo giorno, lo sta portando a trasformare una passione, nata come secondo attività e hobby professionale, in una realtà imprenditoriale efficiente, conosciuta e consolidata. Ma ciò che davvero conta è l’amore per le nostre terre, per il vino e i prodotti genuini. Come lui stesso dice: “anche se non le dico nulla, la sera, mia moglie si accorge subito se sono stato a lavorare in vigna oppure se ho fatto altro. Lo vede dalla faccia!“.

Un’ultima nota sull’azienda ci pare assolutamente essenziale da evidenziare, tutta l’energia necessaria per la trasformazione in cantina proviene da fonti rinnovabili, presenti in azienda, ad impatto zero nel pieno rispetto della natura.

La cantina e le uve

Dentro Tenuta La Riva troviamo Pignoletto, Cabernet, Merlot, Barbera, Chardonnay,  Lambrusco Grasparossa e  Trebbiano Modenese. I vini frizzanti e spumanti sono ottenuti esclusivamente con fermentazione naturale in bottiglia. Viene utilizzato il metodo classico (champenoise), con sboccatura dai sedimenti a la volèe dopo affinamento di almeno 18 mesi, e  il metodo ancestrale, dove il naturale sedimento resta in bottiglia.

Ecco come ci spiegano il Metodo ancestrale a Tenuta La Riva

è un metodo ereditato dagli antenati; è il metodo che storicamente, in assenza di tecnologia, permette ancora di produrre spumante con rifermentazione in bottiglia. I vini frizzanti e gli spumanti una volta fermentati non vengono separati dal naturale residuo. La peculiarità del prodotto che sviluppa la rifermentazione in bottiglia con i propri zuccheri residui  è quella di avere una maggiore complessità organolettica. Riesce inoltre a riavvicinarci ad un concetto di vera tradizione.  Il prodotto si presenterà quindi leggermente torbido (n.b. in questo caso non è un difetto), con una tipica nota olfattiva di crosta di pane“.

I vini di Tenuta la Riva

Parlarvi di tutti i vini dell’azienda in questa occasione sarebbe lungo e non molto sensato. Vorremmo ad ogni modo richiamare la vostra attenzione su due bottiglie in particolare, che secondo noi caratterizzano l’azienda:

  • Il Camerlot, uvaggio al 50% di Merlot e Cabernet. Le uve sono raccolte rigorosamente a mano e le produzioni minime. Il vino, dopo la fermentazione, affina in bottiglia per almeno 6 mesi, il profumo è  vinoso e speziato. Il sapore è morbido, pieno e leggermente tannico: è l’abbinamento ideale per carni rosse o con i primi piatti della tradizione Bolognese.
  • Il pignoletto prodotto con metodo ancestrale è fatto con il 100% di uve pignoletto. Il profumo è fresco e fruttato, con qualche nota agrumata. Senza dubbio sapidità e acidità non mancano grazie ai terreni in cui è coltivato. Ideale come aperitivo, con il pesce, le carni bianche e ovviamente i piatti tradizionali della zona.
  • Il pignoletto prodotto con metodo classico è fatto, anche in questo caso, con il 100% di uve pignoletto. Si effettua una pressatura soffice di grappoli interi con ottenimento di mosto fiore, decantazione statica a temperatura controllata e Fermentazione alcolica a temperatura controllata con lieviti selezionati.  Le uve sono raccolte tra la seconda decade di Agosto e la prima decade di settembre; l’imbottigliamento per presa di spuma avvengono  durante la primavera successiva, quindi messe a dimora per minimo 18 mesi.  Il pignoletto Metodo Classico è un vino dal colore giallo paglierino con alcuni riflessi verdognoli. Ha un profumo molto fresco e fruttato, agrumato e sapido. E’ un vino bianco che si adatta a qualsiasi tipo di piatto, anche se l’abbinamento che lo rende più gustoso è con i piatti di carne bianca.

Ecco questa è in breve Tenuta la Riva. Per essere sicuri di capirla davvero però l’unico consiglio che possiamo darvi è quello di andare a visitarla. A breve pubblicheremo anche le schede dei vini che abbiamo provato. Nel frattempo vi ricordiamo il sito e la pagina facebook dell’azienda qui sotto.

 

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Via Farnè – Castello di Serravalle (BO)

 

Bere o degustare un vino… I primi passi della degustazione

Il vino può essere bevuto o degustato, non c’èun modo giusto”, il modo giusto è quello che preferite e che vi darà maggior soddisfazione. Se vogliamo tuttavia degustare un vino e quindi non vogliamo solo goderci il momento, ma vogliamo davvero capire quello che stiamo bevendo e riuscire a comprenderne il valore, beh… allora ci è chiesto un piccolo sforzo in più.
Il momento in cui iniziamo a degustare un vino richiede calma e un pizzico di tecnica: si tratta, infatti, di un processo finalizzato a determinare le qualità organolettiche di un vino (colore, odore, sapore), nella maniera più oggettiva possibile. Ci sono tuttavia alcune cose da tenere in considerazione prima di cominciare a valutare davvero un vino.

La Bottiglia

Wine Bottle neckLa prima cosa da fare per degustare un vino, ovviamente, è aprire la bottiglia. Prima di aprirla però diamo un’occhiata all’annata e alle indicazioni in etichetta. Spesso ci daranno delle informazioni preziose e comunque cominceremo a farci un’idea di cosa ci aspetta. L’annata in particolare ci darà già un’indicazione se ad aspettarci c’è un vino giovane, veloce e molto schietto o un grande vecchio che richiederà tempo e calma per raccontarci tutto quello che ha da dire.
Aperta la bottiglia, possiamo già dare una rapida annusata per iniziare a farci un’idea di ciò che stiamo per bere; già in questo momento, possiamo notare la presenza di eventuali anomalie nel vino, ad esempio:

  • un odore di umido, simile a quello del cartone bagnato non è un buon segno, è tipico dei vini ormai non bevibili, contaminati dalle muffe sviluppatesi nel sughero.
  • l’odore di zolfo, che ricorda quello dei fiammiferi bruciati è sintomo di problemi in fase di imbottigliamento. Spesso non è niente di preoccupante e dopo un po’ l’odore sparisce da solo, una volta che il vino si è ossigenato a sufficienza. Se così non fosse…. C’è un’altra bottiglia che vi aspetta!
  • un sentore di aceto o che ricorda vagamente l’odore dello smalto, indica un’acidità eccessiva.
  • l’odore di lievito, se lo riscontrate, è dovuto proprio alla presenza di lieviti. Quest’odore, se non deriva da lieviti selezionati e ben dosati, può risultare eccessivo, tanto da sovrastare tutti gli altri aromi. È generalmente considerato un difetto, anche in questo caso è un errore nel processo produttivo. Alcuni enologi considerano, tuttavia, positiva la presenza di una minima parte di questi lieviti, tanto da utilizzarli per conferire al vino maggiore carattere.

Il Bicchiere

bicchiere per degustare un vino

Ed ora… scegliamo il bicchiere, troviamo quello più adatto a degustare il vino che stiamo per bere. I vini rossi ben invecchiati si adattano meglio a bicchieri più grandi con un’imboccatura larga, per consentirci di cogliere ogni sfumatura dei suoi aromi. Un vino giovane e aromatico invece, avrà bisogno di un’imboccatura più piccola, in grado di veicolare gli aromi verso il naso senza dispersioni.
Qualunque sia il calice che avete scelto, ricordatevi di tenere il bicchiere per lo stelo, così eviterete di scaldare il vino col calore delle mani e che l’odore della pelle possa alterare i profumi che sentirete.
È il momento di versare il vino, ma senza esagerare… ¼ del calice andrà più che bene!

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