Degustazione – il Refosco e I Vini Bio e zero solfiti della Cantina Mont’Albano

DEGUSTAZIONE – Cantina MONT’ALBANO – Vini Biologici FRIULANI DAL 1985

#vino #biologico #vinorosso

“Terra per produrre e tempo per preparare” è la filosofia della Mont’Albano.

Fare quello in cui si crede, diffondere la sostenibilità della viticoltura biologica, rendere questo tipo di agricoltura un’innovazione che unisce le tecnologie di oggi all’esperienza del viticoltore.
Vogliamo mantenere la terra, usare prodotti naturali, preservare il gusto e la tipicità del prodotto: vogliamo garantire con i nostri vini biologici “La salute nel bicchiere”.
Facciamo la nostra parte per promuovere il territorio coltivando uve dalle caratteristiche organolettiche eccellenti, proteggendo la tipicità varietale che determina il carattere e le peculiarità del vino nel bicchiere.

La serata dedicata ai vini biologici della cantina Mont’Albano

Il 15/09/2018 passeremo insieme una serata alla scoperta della Cantina Mont’Albano, dei suoi vigneti e dei suoi vini Biologici e senza Solfiti, del suo #refosco.

Durante la serata degusteremo i vini della cantina, abbinati ai fantastici piatti della Vinoteca. La cantina stessa ci mostrerà foto e video della tenuta e di come realizzano i loro buonissimi prodotti.

Costo della sola #degustazione 20€ a persona, i quali includono, oltre ai calici di vino, anche un tagliere di stuzzicherie in abbinamento.
Ricorda, la degustazione comincia quando arrivi, non c’è bisogno di prenotazioni ( la disponibilità è limitata al numero dei posti) e sarà disponibile durante tutto l’orario di aperitivo e dopo cena.

Se invece avete il piacere di cenare con noi, la cena con i vini in abbinamento ha un costo di 30 euro. Inizierà alle ore 20:00 circa e proprio durante questo periodo sarà presentata l’azienda e saranno spiegati i vini nel dettaglio.

Attenzione!!! per la cena i posti sono solo 20, prenotatevi subito!

Per info e prenotazioni:
vinoteca@winebo.it
+39 051 233342

Lasciatevi coccolare dalla Vinoteca di Bologna #vinotecabologna
Via Grabinski 2/d #bologna

Franciacorta la terra il vino e gli abbinamenti

Il Franciacorta è stato il primo vino italiano, prodotto esclusivamente con la rifermentazione in bottiglia, ad avere ottenuto nel 1995 la DOCG. Oggi il nome Franciacorta è sinonimo di qualità e scrupolosa attenzione nelle fasi di produzione di quello che è un grande vino.

Il territorio della Franciacorta

Franciacorta è, tuttavia, sopratutto un territorio. Il territorio da cui nascono i presupposti per ottenere un elevatissimo livello qualitativo delle produzioni vitivinicole. La Franciacorta si trova nel cuore della Lombardia, a poca distanza dalla laboriosa Milano. Si affaccia sul lago d’Iseo e comprende un’area di circa 200 chilometri quadrati compresa tra 19 comuni del Bresciano. L’origine morenica dona ai terreni una straordinaria ricchezza minerale che rende ancora più unica l’eterogeneità dei suoli di quest’area. Caratteristiche che ritroviamo negli splendidi vini di questa terra.

La storia

La storia del Franciacorta ha origine molto antiche e radicate in un territorio dove la vite viene coltivata sin dai tempi dell’Antica Roma. Nel 1809 il catasto napoleonico fotografa un’area con già più di mille ettari vitati; mille ettari specializzata nella produzione di vini “mordaci” dal gusto intenso e dalla personalità unica. All’inizio degli anni ’60 il giovane enologo Franco Ziliani diede il via al fenomeno Franciacorta con la produzione del primo “Pinot di Francorta”. Si passò così dalla produzione un po’ amatoriale di vini spumanti “con le bolle” ad una produzione organizzata e alla costruzione di un marchio di qualità. In pochi anni (1967) si passo alla DOC  e nel 1990 venne creato il Consorzio di tutela: Sino alla DOCG del 1995.

I vini

Il Franciacorta è un vino prodotto con il Metodo Classico.  Il metodo classico (o méthode champenoise,  dalla regione francese dello Champagne – qui trovate qualche informazione in più) è un processo di produzione di vino spumante, che consiste nell’indurre la rifermentazione in bottiglia dei vini attraverso l’introduzione di zuccheri e lieviti selezionati (liqueur de tirage).

Per la produzione del Franciacorta si utilizzano fondamentalmente quattro vitigni Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco (max 50%), Erbamat (max 10%). Nella versione Satèn sono invece presenti soltanto Chardonnay e Pinot Bianco(max 50%). I vino deve passare almeno 18 mesi sui lieviti e per la commercializzazione non devono passare meno di 25 mesi dalla vendemmia. Per il Satèn i mesi sui lieviti diventano almeno 24 e la pressione delle bottiglia deve essere al di sotto delle 5 atmosfere (la versione normale è tra le 5 e le 6), indice della presenza di bollicine sottili e delicate.

Gli abbinamenti

Con cosa possiamo abbinare vini di questa qualità ed importanza?

Il Franciacorta non è un vino sempre uguale a se stesso. In commercio troviamo diverse tipologie: i Franciacorta vengono innanzitutto classificati in base al residuo zuccherino e pertanto si va dai più diffusi Brut e Extra Brut, per arrivare ai non dosati (pas dosé) e risalire ai nuovissimi demi-sec. Inoltre abbiamo altre differenziazioni tipologiche: esistono in commercio i millesimati, prodotti da uve di un’unica magnifica annata, le cuvée speciali, le riserve, le versioni rosé, le blanc de blancs e quelle satén.

Sembrerebbe difficile orientarsi ma bastano in realtà poche informazioni per capire quale prodotto fa più al caso nostro, specie se in vista di qualche abbinamento. I Franciacorta si sposano benissimo con i salumi: la delicata dolcezza del prosciutto crudo, della mortadella, dalla bresaola e dello speck (giusto per menzionarne alcuni) viene incredibilmente esaltata dal sapore e dalla freschezza di un prodotto come questo. Se poi ai salumi si accompagnano tartine o bruschette arricchite da verdure e formaggi cremosi e delicati o a pasta filata, come stracchino, provola e mozzarella, il risultato sarà di sicuro successo. Forse proprio per questo, al momento dell’aperitivo, dove spesso si degustano taglieri di formaggi, salumi, il Franciacorta trova un’ideale collocazione.

Un Franciacorta può abbinarsi bene anche a carni bianche in frittura, panate o arricchite da elementi come funghi, zucchine, mozzarella, burrata, tutti ingredienti che aumentano la grassezza del piatto e la sua tendenza dolce. Ovviamente piatti  di questo tipo hanno bisogno di un Franciacorta ricco di profumi e di sapore, magari un Franciacorta con un lungo affinamento sui lieviti oppure un Franciacorta pas dosé, caratterizzato da profumi decisi e da un gusto intenso e naturale.

Gli abbinamenti comunque possono essere numerosi, anche il pesce può essere un abbinamento adatto e voi che ne pensate ? con cosa abbinate solitamente il Franciacorta ?

(se questo articolo ti è piaciuto scopri le altre novità del nostro blog “scritte di vino“)

Un salto in cantina – il Nero di troia e la Cantina Marmo

In vista del nostro evento “Scopri il Nero di Troia” facciamo un salto in cantina ad incontrare la Cantina Marmo. Chi meglio di Paola Marmo, titolare dell’azienda  e grande appassionata di agricoltura può dirci cos’è davvero l’Azienda agricola Marmo.

Il Nero di troia e la Cantina Marmo

L’Azienda Agricola Marmo Maria nasce nel 1999 in Contrada Cocevola, lungo l’itinerario che collega Andria a Castel del Monte. La Cantina Marmo nasce con l’idea di creare prodotti che siano una vera espressione del territorio e dei suoi frutti: coltivati con cura e passione.

Il nome della contrada in cui nasce l’azienda riporta al gergo antico; “Cocevola” o “Cocevolo” è inteso come qualcosa che si cucina facilmente e ciò sintetizza sostanzialmente il binomio perfetto tra la terra e il clima che sono parte integrante dell’anima del nostro territorio. Questo particolare e caratteristico scenario consente all’azienda di sfruttare al meglio le peculiarità del territorio e dar vita al progetto delle “Grandi Varietà Autoctone”.

Dalle distese di ulivi si produce un Extravergine D.O.P “Terra di Bari – Castel del Monte” da monocultivar “Coratina”, olio dal colore verde con riflessi gialli, profumo di carciofo, gusto fruttato e leggermente amarognolo.
Il Progetto Vitivinicolo, invece, vede come soggetto principale il “VANDALO”, “Nero di Troia” in purezza di grande struttura e straordinaria gradevolezza che dall’annata 2010 rientra nella D.O.C.G “Nero di Troia Castel del Monte”.

I prodotti

– “Grazie Paola, è chiarissima l’idea che c’è alla base dell’azienda, ma parlaci ancora un po’ della vostra produzione”

I  Vini

L’Azienda si dedica da subito alla lavorazione delle varietà autoctone, trattate con grande attenzione dal lavoro nei campi alla trasformazione rigorosamente in purezza. Dalle uve “Nero di Troia si ottengono due vini rossi e un rosato, tutti appartenenti alla DOC “Castel del Monte”. 

IL NERO DI TROIA è tra i vitigni pugliesi più antichi. Dapprima utilizzato come uva da taglio, oggi viene sempre più valorizzato nella lavorazione in purezza. E’ un vino strutturato e longevo, dal colore rubino, il profumo fruttato e ricco di polifenoli. Il Progetto Vitivinicolo aziendale, vede come soggetto principale il “VANDALO”, “Nero di Troia” in purezza di grande struttura e straordinaria gradevolezza. Al “Vandalo” sono seguiti altri due vini da Nero di Troia in purezza: il “ROSSO COCEVOLA” e il “ROSATO COCEVOLA”, quest’ ultimo vinificato in bianco.

Il Nostro Olio

Le distese di ulivi a perdita d’occhio sono il primo segno distintivo della nostra Puglia. I nostri alberi di ulivo, esclusivamente da cultivar “coratina”, sono ultraottantenni e i loro frutti vengono raccolti a mano e moliti a ciclo continuo ed estrazione a freddo. L’olio extravergine si presenta denso e profumato con notevoli proprietà organolettiche e salutistiche. La cultivar “coratina” consente di ottenere un olio con una bassissima acidità e un’ alta percentuale di polifenoli. Il sapore è fragrante e persistente ed è indicato nelle diete a ridotto contenuto di colesterolo.
Per la presenza di composti fenolici, di fosfolipidi e delle vitamine liposolubili, l’olio extravergine svolge una funzione preventiva nei confronti di molte malattie.

Estremamente digeribile, previene le patologie del fegato e del cuore e la formazione di radicali liberi causa dell’invecchiamento cellulare. L’olio extravergine “Agricola Marmo” ha un colore verde con riflessi giallo oro, il profumo evoca il carciofo con un leggero retrogusto amarognolo.

L’evento

Se volete saperne di più l’unica soluzione è venire a trovarci in Vinoteca il 12 Aprile per il nostro evento Scopri il Nero di Troia, potete trovare ulteriori info seguendo il link dell’evento oppure dalla nostra pagina Facebook Vinoteca Bologna

Se volete qualche altra informazione sull’Azienda Agricola Marmo qui trovate il loro sito web

L’esame olfattivo del vino: le basi della degustazione

L’esame olfattivo del vino è forse l’aspetto più tristemente famoso e folcloristico della degustazione. Spesso le descrizioni raggiungono dei livelli veramente surreali che, per un non addetto ai lavori, sforano sicuramente nel grottesco. Abbiamo tutti in mente, infatti, la figura dell’espertone di turno che ficca il suo nasone nel bicchiere e comincia declamare profumi di pietra focaia che ha incendiato un bosco nel Caucaso, mentre una lepre mangiava una carota selvatica.

Nosing wine cartoon
Thanks to pourrichardswine.com

Scusate la battuta!  ma davvero, per chi non ha certi riferimenti olfattivi, alcune descrizioni sono forse eccessive. Proprio per questo motivo, in questo breve post che parla dell’esame olfattivo del vino, ci occuperemo soltanto di quegli strumenti che in maniera rapida ci possono consentire di capire meglio il vino che stiamo assaggiando.  Tralasceremo quindi, per il momento, tutte quelle considerazioni approfondite che possono portarci inizialmente fuori strada. Del resto, è l’approccio che abbiamo seguito anche nei precedenti capitoli di questa breve serie di post sulle basi della degustazione (trovate qui i capitoli precedenti).

L’esame olfattivo del vino

In realtà, l’esame olfattivo del vino è uno dei momenti più interessanti e piacevoli della  degustazione: iniziamo, infatti, a verificare la coerenza delle impressioni che abbiamo ricevuto con l’osservazione visiva. Possiamo ottenere indicazioni aggiuntive sul vitigno e sulle lavorazioni e soprattutto iniziamo a costruirci un primo parere.

Il primo passo è effettuare un test preliminare, senza muovere il bicchiere, per valutare l’intensità dei profumi. In questa fase ci interessa soltanto capire la forza olfattiva del vino. Non valuteremo quanti e quali profumi ci siano, ma soltanto quanto forte siano percepiti.

Il secondo step per l’esame olfattivo del vino è quello di identificare le tipologie di profumi che sentiamo, in questo caso ruotiamo leggermente il vino nel bicchiere per favorire l’emissione dei profumi. Essenzialmente tutti gli aromi sono riconducibili a tre categorie:

  • I profumi primari, che sono quelli tipici  dell’uva. I più facilmente riconoscibili sono quelli delle uve aromatiche come il brachetto, le malvasie, i moscati o il gewurztraminer.
  • I profumi secondari, che emergono dai processi di fermentazione e vinificazione. Tipicamente si tratta di sensazioni floreali, fruttate e vegetali.
  • I profumi terziari, che si sviluppano e affinano durante la maturazione e l’invecchiamento del vino. Questi saranno tanto più presenti, complessi e dominanti, tanto più sarà lungo il periodo di affinamento e di invecchiamento del vino.

Il terzo passo è quello di provare a dare un giudizio a quello che abbiamo sentito. Di seguito trovate una tabella che vi guida nel dare un giudizio alla componente olfattiva del vino.

Parametro12345
IntensitàCarentePoco intensoAbbastanza IntensoIntensoMolto intenso
ComplessitàCarentePoco complessoAbbastanza complessoComplessoAmpio
QualitàComunePoco fineAbbastanza fineFineMolto fine

In sostanza si tratta di dare un voto da 1 a 5 all’intensità, alla complessità e alla qualità percepita dei profumi del vino.

Alcune note per chi vuole approfondire

Con quanto già detto potremmo già approcciarci efficacemente all’analisi olfattiva del vino, tuttavia per chi vuole qualche curiosità in più ecco l’ultimo fattore da considerare e la conclusione della nostra analisi.

Ultimo punto è la tanto famigerata descrizione dei profumi. L’idea è trovare dei termini che possano evocare in chi li ascolta le sensazioni che state provando annusando il vino. Questo passaggio, per tutti coloro che non hanno in memoria una ricca banca dati di aromi, è molto difficile.  Poter descrivere con complesse suggestioni i profumi sentiti. Rimandiamo quindi questa analisi ad una trattazione più avanzata. Di seguito comunque,  per onore di cronaca, vi riporto i principali termini con cui vengono descritti i profumi:

  • Floreale
  • Fruttato
  • Erbaceo
  • Speziato
  • Tostato
  • Aromatico
  • Fragrante
  • Minerale
  • Vinoso
  • Etereo

Se volete approfondire l’argomento vi consiglio questo link, http://www.alimentipedia.it/degustazione-vino-profumi-odori-aromi.html dove trovate qualche altro spunto senza perdersi troppo nei tecnicismi.

Infine ecco la ruota degli aromi sviluppata dall’università della California, praticamente un vademecum dell’analisi olfattiva.

Ruota-aromi-vino

Questo è il riferimento alla pagina universitaria dell’autrice: http://wineserver.ucdavis.edu/people/emeriti/noble.html

Mentre questo è il sito di riferimento: http://www.winearomawheel.com/

Esame visivo del vino: la guida base per una rapida valutazione

L’esame visivo del vino

Continuiamo oggi con la presentazione delle basi della degustazione, l’esame visivo del vino. Vi ricordo che questi articoli vogliono essere semplicemente un’indicazione pratica e veloce per approcciarsi alla degustazione del vino. Non sono in alcun modo esaustivi del complesso mondo dell’assaggio dei vini, né peraltro possono sostituirsi ad un corso professionale. Se comunque state cercando dei riferimenti rapidi e chiari per cominciare a guardare il vino in modo diverso, beh… siete nel posto giusto!
Dopo esserci occupati delle operazioni preliminari (se non hai letto l’articolo lo trovi qui), la prima cosa da fare è l’esame visivo del vino, diamo un’occhiata a ciò che stiamo per bere!  Per non perderci tra i milioni di termini e metodologie diverse, seguiremo le indicazioni dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) per l’esame visivo del vino.
I parametri che dovremo esaminare sono:

  • Limpidezza
  • Colore
  • Consistenza
  • Effervescenza (le bollicine per intenderci…)

Limpidezza

La limpidezza del vino dipende dal numero e dalla dimensione delle particelle che sono in sospensione; si potrà quindi definirlo limpido al momento che da un esame visivo del vino in controluce non si osservino  particelle in sospensione. I generale i livelli di valutazione per la limpidezza  sono comunque quattro:

  • Velato: velatura pesante e notevole presenza di particelle, non c’è trasparenza. Spesso dovuto a difetti del vino.
  • Abbastanza Limpido: poche particelle in sospensione, è normale in alcuni vini, come quelli con lunghi invecchiamenti.
  • Limpido: nessuna particella, tutto ok !
  • Cristallino: assoluta trasparenza e ottima luminosità.
  • Brillante: come il cristallino, ma con qualcosa in più. Brillante è spesso appannaggio di Spumanti e Champagne dove le bollicine aumentano ancora la luminosità.

vino bianco

Colore

Oltre ad essere la caratteristica più evidente e immediata, il colore del vino è quella che prima di tutte le altre colpisce chi beve un buon bicchiere. Il colore è a livello visivo l’elemento più importante perché ci permette già di capire alcune cose del vino che stiamo per bere e di predire altre.

I colori possibili per i vini bianchi sono:

  • Giallo Verdolino
  • Giallo paglierino
  • Giallo dorato
  • Giallo ambrato

Per i vini rossi i colori sono:

  • Rosso porpora
  • Rosso rubino
  • Rosso granato
  • Rosso aranciato

Per i vini rosati:

  • Rosa tenue
  • Rosa cerasuolo
  • Rosa chiaretto
colori del vino
Immagine tratta da www.foodconfidential.it

Oltre a quelli descritti ci sono altri parametri che possono aiutare a descrivere meglio il colore (Intensità, tonalità , ecc…), ma per il momento ci è sufficiente riuscire a definire il colore (non vogliamo essere troppo tecnici no…?)

Consistenza

Limpidezza e colore ci hanno fornito importanti informazioni, l’ultima caratteristica da valutare per i vini fermi è la consistenza. Per i vini spumanti osserveremo le bollicine e tralasceremo invece proprio la consistenza.

Ma cosa intendiamo con consistenza ??? essenzialmente, per dirla in altri termini, stiamo parlando della fluidità del vino come appare ai nostri occhi. Questo parametro è dovuto  alla presenza di alcool e di alcuni altri componenti. La prima  cosa da fare è far ruotare il vino nel bicchiere; a seconda della sua consistenza vedremo scendere delle  gocce sul vetro (lacrime) e tra loro potremo osservare i cosiddetti archetti. Lo so lo so stiamo scendendo nel tecnico… purtroppo in questa fase è essenziale. Bene andiamo allora a vedere come valutare la consistenza:

  • Fluido: è un vino leggero che non forma lacrime ne archetti. Scorre leggero e sembra quasi acqua; è essenzialmente un vino troppo lavorato in cantina, non è una situazione accettabile!
  • Poco consistente: è è un vino che scende veloce nel bicchiere con lacrime altrettanto veloce e archetti ampi.
  • Abbastanza consistente: lacrime un po’ più lente e archetti di media ampiezza. Scende un po’ più lentamente, ma di sicuro rimane tra i velocisti.
  • Consistente: lacrime numerose, lente e regolari nello scendere. Gli archetti sono fitti e il vino in generale scorre lentamente nel bicchiere.
  • Viscoso: è un vino sciropposo, lacrime lentissime e archetti ultra fitti. Se è un vino liquoroso ok, altrimenti consideriamola un’anomalia.

bollicine

Effervescenza

Ultimo parametro da valutare nel caso di vini spumanti o Champagne sono le bollicine. A seconda che il vino sia Fermo, Frizzante o Spumante, ci aspetteremo diverse tipologie di effervescenza.

Per quanto riguarda il perlage (bollicine) valuteremo:

  • Grana (grossolana, abbastanza fine, fine)
  • Numero (poco numerose, abbastanza numerose, numerose)
  • Persistenza (evanescenti, abbastanza persistenti, persistenti)

Inutile dire che le bollicine migliori in un vino bianco sono fini, numerose e persistenti nel bicchiere anche dopo un po’ di tempo che il vino è stato versato. Ovviamente però il tutto dipende dal vino che stiamo bevendo e non è escluso che alcuni vini possano essere valorizzati da un’effervescenza più “aggressiva”.

In conclusione, ho provato a sintetizzare il più possibile quello che dovremmo fare per valutare visivamente il vino. Credo che tuttavia, al di là della terminologia, quello che conta è cominciare a farci un’idea del vino e di cosa ci aspetta all’assaggio. Vedremo alla fine se le nostre attese verranno confermate e se non sarà così… beh il prossimo vino ci aspetta!

Bere o degustare un vino… I primi passi della degustazione

Il vino può essere bevuto o degustato, non c’èun modo giusto”, il modo giusto è quello che preferite e che vi darà maggior soddisfazione. Se vogliamo tuttavia degustare un vino e quindi non vogliamo solo goderci il momento, ma vogliamo davvero capire quello che stiamo bevendo e riuscire a comprenderne il valore, beh… allora ci è chiesto un piccolo sforzo in più.
Il momento in cui iniziamo a degustare un vino richiede calma e un pizzico di tecnica: si tratta, infatti, di un processo finalizzato a determinare le qualità organolettiche di un vino (colore, odore, sapore), nella maniera più oggettiva possibile. Ci sono tuttavia alcune cose da tenere in considerazione prima di cominciare a valutare davvero un vino.

La Bottiglia

Wine Bottle neckLa prima cosa da fare per degustare un vino, ovviamente, è aprire la bottiglia. Prima di aprirla però diamo un’occhiata all’annata e alle indicazioni in etichetta. Spesso ci daranno delle informazioni preziose e comunque cominceremo a farci un’idea di cosa ci aspetta. L’annata in particolare ci darà già un’indicazione se ad aspettarci c’è un vino giovane, veloce e molto schietto o un grande vecchio che richiederà tempo e calma per raccontarci tutto quello che ha da dire.
Aperta la bottiglia, possiamo già dare una rapida annusata per iniziare a farci un’idea di ciò che stiamo per bere; già in questo momento, possiamo notare la presenza di eventuali anomalie nel vino, ad esempio:

  • un odore di umido, simile a quello del cartone bagnato non è un buon segno, è tipico dei vini ormai non bevibili, contaminati dalle muffe sviluppatesi nel sughero.
  • l’odore di zolfo, che ricorda quello dei fiammiferi bruciati è sintomo di problemi in fase di imbottigliamento. Spesso non è niente di preoccupante e dopo un po’ l’odore sparisce da solo, una volta che il vino si è ossigenato a sufficienza. Se così non fosse…. C’è un’altra bottiglia che vi aspetta!
  • un sentore di aceto o che ricorda vagamente l’odore dello smalto, indica un’acidità eccessiva.
  • l’odore di lievito, se lo riscontrate, è dovuto proprio alla presenza di lieviti. Quest’odore, se non deriva da lieviti selezionati e ben dosati, può risultare eccessivo, tanto da sovrastare tutti gli altri aromi. È generalmente considerato un difetto, anche in questo caso è un errore nel processo produttivo. Alcuni enologi considerano, tuttavia, positiva la presenza di una minima parte di questi lieviti, tanto da utilizzarli per conferire al vino maggiore carattere.

Il Bicchiere

bicchiere per degustare un vino

Ed ora… scegliamo il bicchiere, troviamo quello più adatto a degustare il vino che stiamo per bere. I vini rossi ben invecchiati si adattano meglio a bicchieri più grandi con un’imboccatura larga, per consentirci di cogliere ogni sfumatura dei suoi aromi. Un vino giovane e aromatico invece, avrà bisogno di un’imboccatura più piccola, in grado di veicolare gli aromi verso il naso senza dispersioni.
Qualunque sia il calice che avete scelto, ricordatevi di tenere il bicchiere per lo stelo, così eviterete di scaldare il vino col calore delle mani e che l’odore della pelle possa alterare i profumi che sentirete.
È il momento di versare il vino, ma senza esagerare… ¼ del calice andrà più che bene!

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