Curiosità sul vino

Ciao a tutti, oggi vi propongo cinque Curiosità sul vino, alcune scientifiche, altre storiche. Sono tutte cose che si trovano facilmente spulciando un po’ in giro per la rete, ma è divertente vederle tutte assieme. Ecco allora…

Cinque curiosità sul vino

1 – NON FACCIAMOCI INFINOCCHIARE! La parola infinocchiare, il cui significato è raggirare, fregare, deriva proprio dal connubio fra vino e finocchio. Quando gli osti volevano rifilare vino rancido agli avventori, lo accompagnavano con piatti a base di finocchio, che, consumato crudo, addolcisce la bocca e altera la capacità di riconoscere i sapori.

2 – UN CALICE DI VINO BIANCO HA 225 kcal, un apporto calorico equivalente a quello di un piccolo Cheeseburger!

3 – ESISTE DA SEMPRE PERCHÉ… È FACILE DA FARE. Il segreto della longevità del vino sarebbe proprio la facilità con cui si ottiene (nelle lavorazioni con meno pretese). Si coglie l’uva, la si pigia, si lascia che il succo entri a contatto con i lieviti naturalmente presenti sulle bucce, e il “paleo-vino” è servito

4- UN TEMPO SI APPREZZAVANO DOLCI. Chi predilige i vini dal sapore asciutto e deciso rimarrebbe spiazzato, se potesse partecipare a una degustazione di 5.000 anni fa. Uno studio del 2008 sul vino nei villaggi neolitici dell’Asia antica ha concluso che un tempo la dolcezza era il tratto più apprezzato in questa bevanda. Sarebbe stata proprio questa caratteristica a facilitarne la diffusione

5 – PERCHÉ SI FA CON L’UVA? L’uva è il frutto ideale – e l’unico per definizione – per la produzione di vino perché contiene le giuste proporzioni di acqua, zuccheri, acidi e tannini (composti contenuti nella buccia, nei semi e nella parte legnosa del grappolo) necessarie alla fermentazione. Grazie a questo equilibrio perfetto i lieviti si moltiplicano e gli zuccheri si scindono in alcol e anidride carbonica. Le bevande ricavate dalla fermentazione di altri frutti richiedono l’aggiunta di ingredienti extra per raggiungere lo stesso bilanciamento (e comunque per legge non possono essere chiamati “vino”).

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Un saluto a tutti e a prestissimo!

Mauro

Un salto in cantina – il Nero di troia e la Cantina Marmo

In vista del nostro evento “Scopri il Nero di Troia” facciamo un salto in cantina ad incontrare la Cantina Marmo. Chi meglio di Paola Marmo, titolare dell’azienda  e grande appassionata di agricoltura può dirci cos’è davvero l’Azienda agricola Marmo.

Il Nero di troia e la Cantina Marmo

L’Azienda Agricola Marmo Maria nasce nel 1999 in Contrada Cocevola, lungo l’itinerario che collega Andria a Castel del Monte. La Cantina Marmo nasce con l’idea di creare prodotti che siano una vera espressione del territorio e dei suoi frutti: coltivati con cura e passione.

Il nome della contrada in cui nasce l’azienda riporta al gergo antico; “Cocevola” o “Cocevolo” è inteso come qualcosa che si cucina facilmente e ciò sintetizza sostanzialmente il binomio perfetto tra la terra e il clima che sono parte integrante dell’anima del nostro territorio. Questo particolare e caratteristico scenario consente all’azienda di sfruttare al meglio le peculiarità del territorio e dar vita al progetto delle “Grandi Varietà Autoctone”.

Dalle distese di ulivi si produce un Extravergine D.O.P “Terra di Bari – Castel del Monte” da monocultivar “Coratina”, olio dal colore verde con riflessi gialli, profumo di carciofo, gusto fruttato e leggermente amarognolo.
Il Progetto Vitivinicolo, invece, vede come soggetto principale il “VANDALO”, “Nero di Troia” in purezza di grande struttura e straordinaria gradevolezza che dall’annata 2010 rientra nella D.O.C.G “Nero di Troia Castel del Monte”.

I prodotti

– “Grazie Paola, è chiarissima l’idea che c’è alla base dell’azienda, ma parlaci ancora un po’ della vostra produzione”

I  Vini

L’Azienda si dedica da subito alla lavorazione delle varietà autoctone, trattate con grande attenzione dal lavoro nei campi alla trasformazione rigorosamente in purezza. Dalle uve “Nero di Troia si ottengono due vini rossi e un rosato, tutti appartenenti alla DOC “Castel del Monte”. 

IL NERO DI TROIA è tra i vitigni pugliesi più antichi. Dapprima utilizzato come uva da taglio, oggi viene sempre più valorizzato nella lavorazione in purezza. E’ un vino strutturato e longevo, dal colore rubino, il profumo fruttato e ricco di polifenoli. Il Progetto Vitivinicolo aziendale, vede come soggetto principale il “VANDALO”, “Nero di Troia” in purezza di grande struttura e straordinaria gradevolezza. Al “Vandalo” sono seguiti altri due vini da Nero di Troia in purezza: il “ROSSO COCEVOLA” e il “ROSATO COCEVOLA”, quest’ ultimo vinificato in bianco.

Il Nostro Olio

Le distese di ulivi a perdita d’occhio sono il primo segno distintivo della nostra Puglia. I nostri alberi di ulivo, esclusivamente da cultivar “coratina”, sono ultraottantenni e i loro frutti vengono raccolti a mano e moliti a ciclo continuo ed estrazione a freddo. L’olio extravergine si presenta denso e profumato con notevoli proprietà organolettiche e salutistiche. La cultivar “coratina” consente di ottenere un olio con una bassissima acidità e un’ alta percentuale di polifenoli. Il sapore è fragrante e persistente ed è indicato nelle diete a ridotto contenuto di colesterolo.
Per la presenza di composti fenolici, di fosfolipidi e delle vitamine liposolubili, l’olio extravergine svolge una funzione preventiva nei confronti di molte malattie.

Estremamente digeribile, previene le patologie del fegato e del cuore e la formazione di radicali liberi causa dell’invecchiamento cellulare. L’olio extravergine “Agricola Marmo” ha un colore verde con riflessi giallo oro, il profumo evoca il carciofo con un leggero retrogusto amarognolo.

L’evento

Se volete saperne di più l’unica soluzione è venire a trovarci in Vinoteca il 12 Aprile per il nostro evento Scopri il Nero di Troia, potete trovare ulteriori info seguendo il link dell’evento oppure dalla nostra pagina Facebook Vinoteca Bologna

Se volete qualche altra informazione sull’Azienda Agricola Marmo qui trovate il loro sito web

Vendemmia 2017 cosa aspettarci dai vini di quest’annata

Cominciano ad arrivare i primi assaggi dei vini realizzati con le uve della vendemmia 2017. Vediamo allora com’è andata la vendemmia dell’anno scorso, una delle più particolari degli ultimi anni, caratterizzata da un clima che ha impresso la sua impronta durante tutto l’anno.

La Vendemmia 2017

La vendemmia 2017 è stata caratterizzata da eventi meteorologici unici, che hanno fortemente condizionato la vitalità e la produttività dei vigneti. Si è potuta osservare una riduzione drastica delle rese su quasi tutte le tipologie di vitigno: per intenderci la produzione enologica del 2017 è stata la più scarsa degli ultimi 70 anni.

In molte regioni le temperature sono state tra le più alte mai registrate; tra l’altro in quasi tutte le aree, il caldo è arrivato dopo una primavera contraddistinta da forti grandinate e ritorni di freddo. Tutti questi fenomeni, come già accennato, hanno contribuito ad abbassare notevolmente le rese (perdite dal 25% ad oltre il 50% nelle aree più danneggiate). Abbiamo avuto in media acini di piccole dimensioni con altissimo rapporto buccia/polpa, contenuti zuccherini  medio-alti e acidità in generale medio-basse.

Vendemmia 2017

I vini della vendemmia 2017

Cosa aspettarci dunque dai vini targati 2017 ?  Per prima cosa bisogna dire che sicuramente le condizioni descritte sopra hanno favorito i vini Rossi strutturati. Questi avranno colori  intensi, un equilibrato contenuto di alcool e di acidi e una buona struttura, sostenuta da una importante presenza di tannini. La componente aromatica sarà probabilmente l’aspetto enologico di più difficile gestione dell’annata.

I vini bianchi, contraddistinti da elevata acidità, sono quelli che con tutta probabilità dovranno essere gestiti con maggiore attenzione in cantina. Le basse produzioni, le alte temperature e l’anticipo della vendemmia hanno creato in molte zone d’Italia difficoltà a raggiungere il giusto livello di acidità.

Menzione particolare per il Nobile di Montepulciano 2017

E’ di cinque stelle su  cinque, il ‘rating’ della vendemmia 2017 del Nobile di Montepulciano. L’assegnazione si è svolta a Montepulciano (Siena) in occasione della giornata conclusiva dell’ “Anteprima del Vino Nobile“, dedicata alla presentazione delle nuove annate pronte ad andare in commercio.  Nonostante la bassa produzione, la vendemmia 2017  si è dimostrata davvero di elevata qualità. Il presidente del consorzio Piero Di Betto  ha commentato: “Al di là della qualità eccellente dell’ultima vendemmia, il dato che emerge da questa ultima Anteprima è che uniti si vince;  in un momento così particolarmente vivace per la nostra denominazione, i tanti progetti che come Consorzio stiamo portando avanti dimostrano come lavorando con obiettivi condivisi si possano raggiungere traguardi che presi singolarmente, avrebbero un valore meno rilevante a livello globale”.

 

La vendemmia 2017, per fare una sintesi finale, è stata un’annata estrema; molto povera per le gravi perdite subite a causa delle avversità meteoriche, che ha però portato ad una piccola produzione di buona o ottima qualità. Quindi, per i vini rossi, annata da acquistare e conservare in cantina.

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L’esame olfattivo del vino: le basi della degustazione

L’esame olfattivo del vino è forse l’aspetto più tristemente famoso e folcloristico della degustazione. Spesso le descrizioni raggiungono dei livelli veramente surreali che, per un non addetto ai lavori, sforano sicuramente nel grottesco. Abbiamo tutti in mente, infatti, la figura dell’espertone di turno che ficca il suo nasone nel bicchiere e comincia declamare profumi di pietra focaia che ha incendiato un bosco nel Caucaso, mentre una lepre mangiava una carota selvatica.

Nosing wine cartoon
Thanks to pourrichardswine.com

Scusate la battuta!  ma davvero, per chi non ha certi riferimenti olfattivi, alcune descrizioni sono forse eccessive. Proprio per questo motivo, in questo breve post che parla dell’esame olfattivo del vino, ci occuperemo soltanto di quegli strumenti che in maniera rapida ci possono consentire di capire meglio il vino che stiamo assaggiando.  Tralasceremo quindi, per il momento, tutte quelle considerazioni approfondite che possono portarci inizialmente fuori strada. Del resto, è l’approccio che abbiamo seguito anche nei precedenti capitoli di questa breve serie di post sulle basi della degustazione (trovate qui i capitoli precedenti).

L’esame olfattivo del vino

In realtà, l’esame olfattivo del vino è uno dei momenti più interessanti e piacevoli della  degustazione: iniziamo, infatti, a verificare la coerenza delle impressioni che abbiamo ricevuto con l’osservazione visiva. Possiamo ottenere indicazioni aggiuntive sul vitigno e sulle lavorazioni e soprattutto iniziamo a costruirci un primo parere.

Il primo passo è effettuare un test preliminare, senza muovere il bicchiere, per valutare l’intensità dei profumi. In questa fase ci interessa soltanto capire la forza olfattiva del vino. Non valuteremo quanti e quali profumi ci siano, ma soltanto quanto forte siano percepiti.

Il secondo step per l’esame olfattivo del vino è quello di identificare le tipologie di profumi che sentiamo, in questo caso ruotiamo leggermente il vino nel bicchiere per favorire l’emissione dei profumi. Essenzialmente tutti gli aromi sono riconducibili a tre categorie:

  • I profumi primari, che sono quelli tipici  dell’uva. I più facilmente riconoscibili sono quelli delle uve aromatiche come il brachetto, le malvasie, i moscati o il gewurztraminer.
  • I profumi secondari, che emergono dai processi di fermentazione e vinificazione. Tipicamente si tratta di sensazioni floreali, fruttate e vegetali.
  • I profumi terziari, che si sviluppano e affinano durante la maturazione e l’invecchiamento del vino. Questi saranno tanto più presenti, complessi e dominanti, tanto più sarà lungo il periodo di affinamento e di invecchiamento del vino.

Il terzo passo è quello di provare a dare un giudizio a quello che abbiamo sentito. Di seguito trovate una tabella che vi guida nel dare un giudizio alla componente olfattiva del vino.

Parametro12345
IntensitàCarentePoco intensoAbbastanza IntensoIntensoMolto intenso
ComplessitàCarentePoco complessoAbbastanza complessoComplessoAmpio
QualitàComunePoco fineAbbastanza fineFineMolto fine

In sostanza si tratta di dare un voto da 1 a 5 all’intensità, alla complessità e alla qualità percepita dei profumi del vino.

Alcune note per chi vuole approfondire

Con quanto già detto potremmo già approcciarci efficacemente all’analisi olfattiva del vino, tuttavia per chi vuole qualche curiosità in più ecco l’ultimo fattore da considerare e la conclusione della nostra analisi.

Ultimo punto è la tanto famigerata descrizione dei profumi. L’idea è trovare dei termini che possano evocare in chi li ascolta le sensazioni che state provando annusando il vino. Questo passaggio, per tutti coloro che non hanno in memoria una ricca banca dati di aromi, è molto difficile.  Poter descrivere con complesse suggestioni i profumi sentiti. Rimandiamo quindi questa analisi ad una trattazione più avanzata. Di seguito comunque,  per onore di cronaca, vi riporto i principali termini con cui vengono descritti i profumi:

  • Floreale
  • Fruttato
  • Erbaceo
  • Speziato
  • Tostato
  • Aromatico
  • Fragrante
  • Minerale
  • Vinoso
  • Etereo

Se volete approfondire l’argomento vi consiglio questo link, http://www.alimentipedia.it/degustazione-vino-profumi-odori-aromi.html dove trovate qualche altro spunto senza perdersi troppo nei tecnicismi.

Infine ecco la ruota degli aromi sviluppata dall’università della California, praticamente un vademecum dell’analisi olfattiva.

Ruota-aromi-vino

Questo è il riferimento alla pagina universitaria dell’autrice: http://wineserver.ucdavis.edu/people/emeriti/noble.html

Mentre questo è il sito di riferimento: http://www.winearomawheel.com/

Un salto in cantina – scopri Tenuta La Riva

Tra le numerose peripezie che ci hanno portato ad aprire la Vinoteca di Bologna,  le più piacevoli sono state sicuramente quelle che riguardano la scelta delle cantine. Tra le molte visitate, una delle più interessanti è proprio nell’area tra Bologna e Modena:  Tenuta la Riva (se volete visitare il loro sito lo trovate qui). L’esperienza è stata decisamente positiva, abbiamo incontrato una realtà emergente, ma che ha già le idee molto chiare su dove vuole arrivare: Facciamo allora un salto in cantina !

Alberto Tenuta La Riva

Tenuta La Riva

L’incontro con Alberto, l’appassionato titolare dell’azienda, e con Tenuta La Riva è avvenuto in una uggiosissima mattinata di dicembre. Nonostante il periodo autunnale ormai inoltrato e il tempo non proprio dei migliori (era nevicato e poi piovuto la sera prima),  il fascino del panorama pedocollinare dell’area era rimasto assolutamente intatto.

Dopo aver passato il cancello della tenuta e già da qui si vedeva la cura e l’attenzione ai dettagli che avremo poi riscontrato anche nel resto dell’azienda, abbiamo trovato Alberto completamente preso dalle attività di cantina. Fatte le presentazioni di rito e atteso l’arrivo dell’ultimo membro del nostro piccolo gruppetto, ci siamo spostati  nella gradevolissima saletta adibita alle degustazioni: è qui che è cominciato il nostro viaggio dentro Tenuta La Riva e i suoi vini.

L’Azienda

Panorama di Tenuta la Riva

Come accennato in precedenza, La Tenuta è situata sulle prime colline bolognesi a fianco dello storico Castello di Serravalle. Siamo circa ad una altitudine di 220 metri, su terreni argilloso-arenarici che contribuiscono a rendere il vino estremamente riconoscibile e caratteristico.  La vinificazione avviene direttamente in azienda, impiegando solo uve dei  vigneti di proprietà. Le viti sono coltivate secondo i principi di sostenibilità economica e ambientale che animano le tecniche di lotta integrata. Per tutti i vini sono applicati disciplinari severi e rigorosi controlli su tutti i passaggi dal campo alla cantina.

L’Azienda Vitivinicola nasce dalla passione di Alberto nel provare a produrre prodotti gustosi e genuini; si è posto l’obiettivo di produrre vini naturali nel pieno rispetto dell’ambiente e della tradizione.  Come scelta di lavorazione sono stati adottati tra gli altri il metodo ancestrale ed il metodo classico, creando al contempo un’azienda innovativa e all’avanguardia. Per Alberto è un impegno che, giorno dopo giorno, lo sta portando a trasformare una passione, nata come secondo attività e hobby professionale, in una realtà imprenditoriale efficiente, conosciuta e consolidata. Ma ciò che davvero conta è l’amore per le nostre terre, per il vino e i prodotti genuini. Come lui stesso dice: “anche se non le dico nulla, la sera, mia moglie si accorge subito se sono stato a lavorare in vigna oppure se ho fatto altro. Lo vede dalla faccia!“.

Un’ultima nota sull’azienda ci pare assolutamente essenziale da evidenziare, tutta l’energia necessaria per la trasformazione in cantina proviene da fonti rinnovabili, presenti in azienda, ad impatto zero nel pieno rispetto della natura.

La cantina e le uve

Dentro Tenuta La Riva troviamo Pignoletto, Cabernet, Merlot, Barbera, Chardonnay,  Lambrusco Grasparossa e  Trebbiano Modenese. I vini frizzanti e spumanti sono ottenuti esclusivamente con fermentazione naturale in bottiglia. Viene utilizzato il metodo classico (champenoise), con sboccatura dai sedimenti a la volèe dopo affinamento di almeno 18 mesi, e  il metodo ancestrale, dove il naturale sedimento resta in bottiglia.

Ecco come ci spiegano il Metodo ancestrale a Tenuta La Riva

è un metodo ereditato dagli antenati; è il metodo che storicamente, in assenza di tecnologia, permette ancora di produrre spumante con rifermentazione in bottiglia. I vini frizzanti e gli spumanti una volta fermentati non vengono separati dal naturale residuo. La peculiarità del prodotto che sviluppa la rifermentazione in bottiglia con i propri zuccheri residui  è quella di avere una maggiore complessità organolettica. Riesce inoltre a riavvicinarci ad un concetto di vera tradizione.  Il prodotto si presenterà quindi leggermente torbido (n.b. in questo caso non è un difetto), con una tipica nota olfattiva di crosta di pane“.

I vini di Tenuta la Riva

Parlarvi di tutti i vini dell’azienda in questa occasione sarebbe lungo e non molto sensato. Vorremmo ad ogni modo richiamare la vostra attenzione su due bottiglie in particolare, che secondo noi caratterizzano l’azienda:

  • Il Camerlot, uvaggio al 50% di Merlot e Cabernet. Le uve sono raccolte rigorosamente a mano e le produzioni minime. Il vino, dopo la fermentazione, affina in bottiglia per almeno 6 mesi, il profumo è  vinoso e speziato. Il sapore è morbido, pieno e leggermente tannico: è l’abbinamento ideale per carni rosse o con i primi piatti della tradizione Bolognese.
  • Il pignoletto prodotto con metodo ancestrale è fatto con il 100% di uve pignoletto. Il profumo è fresco e fruttato, con qualche nota agrumata. Senza dubbio sapidità e acidità non mancano grazie ai terreni in cui è coltivato. Ideale come aperitivo, con il pesce, le carni bianche e ovviamente i piatti tradizionali della zona.
  • Il pignoletto prodotto con metodo classico è fatto, anche in questo caso, con il 100% di uve pignoletto. Si effettua una pressatura soffice di grappoli interi con ottenimento di mosto fiore, decantazione statica a temperatura controllata e Fermentazione alcolica a temperatura controllata con lieviti selezionati.  Le uve sono raccolte tra la seconda decade di Agosto e la prima decade di settembre; l’imbottigliamento per presa di spuma avvengono  durante la primavera successiva, quindi messe a dimora per minimo 18 mesi.  Il pignoletto Metodo Classico è un vino dal colore giallo paglierino con alcuni riflessi verdognoli. Ha un profumo molto fresco e fruttato, agrumato e sapido. E’ un vino bianco che si adatta a qualsiasi tipo di piatto, anche se l’abbinamento che lo rende più gustoso è con i piatti di carne bianca.

Ecco questa è in breve Tenuta la Riva. Per essere sicuri di capirla davvero però l’unico consiglio che possiamo darvi è quello di andare a visitarla. A breve pubblicheremo anche le schede dei vini che abbiamo provato. Nel frattempo vi ricordiamo il sito e la pagina facebook dell’azienda qui sotto.

 

logo_tenuta_la_riva

Via Farnè – Castello di Serravalle (BO)

 

Il Casanova di Neri un Brunello di Montalcino nella top 5 dei vini migliori

Dopo aver parlato della nuovissima classifica dei 100 migliori vini secondo la rivista americana Wine Spectator, trovate l’articolo con la lista completa seguendo questo link, vediamo oggi il primo degli italiani nella lista: Il Brunello di Montalcino Casanova di Neri.

Il Brunello di Montalcino Casanova di Neri

Casanova di NeriIl Brunello Casanova di Neri che, come si è detto poco sopra, è il primo dei 16 vini italiani entrati in classifica e l’unico nei primi dieci della lista, si è posizionato al quarto posto.  E’ la seconda volta che questa cantina finisce in cima alla classifica: nel 2006 Wine Spectator aveva piazzato al primo posto un altro Brunello dei Neri, il Tenuta Nuova del 2001.

Vediamo ora alcune caratteristiche di questo fantastico Brunello: il Casanova di Neri. Iniziamo dalla vendemmia, rigorosamente fatta a mano, dove abbiamo una selezione delle uve prima e dopo la sgrappolatura. Segue la fermentazione spontanea senza l’uso di lieviti aggiunti e macerazione coadiuvata da frequenti follature (affondare il cappello di vinacce nel liquido in fermentazione). Il tutto avviene in tini  in acciaio a temperatura controllata per 23 giorni. Le uve sono al 100% Sangiovese e la gradazione è di 14,5°. Il vino è strutturato e capace di offrire una lunghezza eccezionale, ha aromi e sapori di lampone, ciliegia, fiori, ma anche mineralità e tabacco; è chiaramente un vino che da il meglio di se con l’invecchiamento, da godere appieno tra il 2020 ed il 2035. La temperatura di servizio è tra 16-17 °C.

Ecco in breve cosa ci attende se decidiamo di approcciare questo fantastico vino, in fondo all’articolo trovate la scheda tecnica completa del Casanova di Neri. Vi consiglio inoltre di dare un’occhiata all’articolo di Luciano FerraroIl Brunello di Montalcino di Neri tra i 4 migliori vini nel mondo” pubblicato sul blog dedicato al vino del “Corriere della Sera“. Nell’articolo troverete alcuni approfondimenti e anche i commenti di Giacomo Neri il creatore di questo eccezionale Brunello.

 

 

Esame visivo del vino: la guida base per una rapida valutazione

L’esame visivo del vino

Continuiamo oggi con la presentazione delle basi della degustazione, l’esame visivo del vino. Vi ricordo che questi articoli vogliono essere semplicemente un’indicazione pratica e veloce per approcciarsi alla degustazione del vino. Non sono in alcun modo esaustivi del complesso mondo dell’assaggio dei vini, né peraltro possono sostituirsi ad un corso professionale. Se comunque state cercando dei riferimenti rapidi e chiari per cominciare a guardare il vino in modo diverso, beh… siete nel posto giusto!
Dopo esserci occupati delle operazioni preliminari (se non hai letto l’articolo lo trovi qui), la prima cosa da fare è l’esame visivo del vino, diamo un’occhiata a ciò che stiamo per bere!  Per non perderci tra i milioni di termini e metodologie diverse, seguiremo le indicazioni dell’AIS (Associazione Italiana Sommelier) per l’esame visivo del vino.
I parametri che dovremo esaminare sono:

  • Limpidezza
  • Colore
  • Consistenza
  • Effervescenza (le bollicine per intenderci…)

Limpidezza

La limpidezza del vino dipende dal numero e dalla dimensione delle particelle che sono in sospensione; si potrà quindi definirlo limpido al momento che da un esame visivo del vino in controluce non si osservino  particelle in sospensione. I generale i livelli di valutazione per la limpidezza  sono comunque quattro:

  • Velato: velatura pesante e notevole presenza di particelle, non c’è trasparenza. Spesso dovuto a difetti del vino.
  • Abbastanza Limpido: poche particelle in sospensione, è normale in alcuni vini, come quelli con lunghi invecchiamenti.
  • Limpido: nessuna particella, tutto ok !
  • Cristallino: assoluta trasparenza e ottima luminosità.
  • Brillante: come il cristallino, ma con qualcosa in più. Brillante è spesso appannaggio di Spumanti e Champagne dove le bollicine aumentano ancora la luminosità.

vino bianco

Colore

Oltre ad essere la caratteristica più evidente e immediata, il colore del vino è quella che prima di tutte le altre colpisce chi beve un buon bicchiere. Il colore è a livello visivo l’elemento più importante perché ci permette già di capire alcune cose del vino che stiamo per bere e di predire altre.

I colori possibili per i vini bianchi sono:

  • Giallo Verdolino
  • Giallo paglierino
  • Giallo dorato
  • Giallo ambrato

Per i vini rossi i colori sono:

  • Rosso porpora
  • Rosso rubino
  • Rosso granato
  • Rosso aranciato

Per i vini rosati:

  • Rosa tenue
  • Rosa cerasuolo
  • Rosa chiaretto
colori del vino
Immagine tratta da www.foodconfidential.it

Oltre a quelli descritti ci sono altri parametri che possono aiutare a descrivere meglio il colore (Intensità, tonalità , ecc…), ma per il momento ci è sufficiente riuscire a definire il colore (non vogliamo essere troppo tecnici no…?)

Consistenza

Limpidezza e colore ci hanno fornito importanti informazioni, l’ultima caratteristica da valutare per i vini fermi è la consistenza. Per i vini spumanti osserveremo le bollicine e tralasceremo invece proprio la consistenza.

Ma cosa intendiamo con consistenza ??? essenzialmente, per dirla in altri termini, stiamo parlando della fluidità del vino come appare ai nostri occhi. Questo parametro è dovuto  alla presenza di alcool e di alcuni altri componenti. La prima  cosa da fare è far ruotare il vino nel bicchiere; a seconda della sua consistenza vedremo scendere delle  gocce sul vetro (lacrime) e tra loro potremo osservare i cosiddetti archetti. Lo so lo so stiamo scendendo nel tecnico… purtroppo in questa fase è essenziale. Bene andiamo allora a vedere come valutare la consistenza:

  • Fluido: è un vino leggero che non forma lacrime ne archetti. Scorre leggero e sembra quasi acqua; è essenzialmente un vino troppo lavorato in cantina, non è una situazione accettabile!
  • Poco consistente: è è un vino che scende veloce nel bicchiere con lacrime altrettanto veloce e archetti ampi.
  • Abbastanza consistente: lacrime un po’ più lente e archetti di media ampiezza. Scende un po’ più lentamente, ma di sicuro rimane tra i velocisti.
  • Consistente: lacrime numerose, lente e regolari nello scendere. Gli archetti sono fitti e il vino in generale scorre lentamente nel bicchiere.
  • Viscoso: è un vino sciropposo, lacrime lentissime e archetti ultra fitti. Se è un vino liquoroso ok, altrimenti consideriamola un’anomalia.

bollicine

Effervescenza

Ultimo parametro da valutare nel caso di vini spumanti o Champagne sono le bollicine. A seconda che il vino sia Fermo, Frizzante o Spumante, ci aspetteremo diverse tipologie di effervescenza.

Per quanto riguarda il perlage (bollicine) valuteremo:

  • Grana (grossolana, abbastanza fine, fine)
  • Numero (poco numerose, abbastanza numerose, numerose)
  • Persistenza (evanescenti, abbastanza persistenti, persistenti)

Inutile dire che le bollicine migliori in un vino bianco sono fini, numerose e persistenti nel bicchiere anche dopo un po’ di tempo che il vino è stato versato. Ovviamente però il tutto dipende dal vino che stiamo bevendo e non è escluso che alcuni vini possano essere valorizzati da un’effervescenza più “aggressiva”.

In conclusione, ho provato a sintetizzare il più possibile quello che dovremmo fare per valutare visivamente il vino. Credo che tuttavia, al di là della terminologia, quello che conta è cominciare a farci un’idea del vino e di cosa ci aspetta all’assaggio. Vedremo alla fine se le nostre attese verranno confermate e se non sarà così… beh il prossimo vino ci aspetta!